Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

domenica 31 luglio 2016

Peltuinum Theater Fest 2016

L' estate è la stagione del riposo, la stagione in cui non succede mai nulla e in cui sembra che tutto resti com'era prima. L' estate è veramente così? Non per forza. In estate si svolgono manifestazioni molto interessanti, eventi in cui la Bellezza (sì con la B maiuscola) la fa da padrona. Ad esempio dalle mie parti in questi giorni va in scena la prima edizione del Peltuinum Theater Fest. Già, ormai bisogna dare i titoli in inglese perché sembra più alla moda. Un festival di cultura. Teatro. danza, cinema, lettura e non solo.  Innanzitutto bisogna dire dove si svolge. Mi permetto di dire che Peltuinum è una perla, sebbene poco conosciuta soprattutto nella nostra regione (benché qui vengano apposta perfino dal regno unito!) Sorge su un pianoro nell' alta valle del fiume Aterno dove passava il tratturo magno. Il tracciato è quello della via Claudia Nova. La storia di Peltuinum inizia nell' epoca dei Vestini e ha il suo apice durante l'età augustea, quando viene costruito il teatro che si è ben conservato. Siamo in una posizione centrale rispetto alle maggiori catene montuose dell' abruzzo: il Gran Sasso, la Majella e il Sirente-Velino. Un luogo unico. Un paesaggio unico. Il festival è cominciato venerdì e termina domani sera. Ho assistito a due spettacoli, uno più bello dell' altro. Venerdì è andato in scena un workshop curato da Daniele Monterosi e Federica Gumina. Il titolo è The Exleriment. In cosa consiste? Dieci attori che non si conoscevano messi insieme sei giorni prima che hanno lavorato in coppia su 5 scene diverse per rappresentare le paure, le ansie, le gioie, le insicurezze dei giovani di oggi. 5 storie messe in piedi dagli stessi giovani attori che ne erano anche gli autori. Uno spettacolo senza barriere e senza filtri, in cui il pubblico (tra cui il sottoscritto) era coinvolto in prima persona. Nessun sipario, nessun palco. Uno spettacolo mai provato prima d'ora in Italia: è stato molto emozionante. Spero solo che lo rifacciano e se capita dalle vostre parti e ne sentite parlare, andateci! Da non perdere. Difficile descriverlo a parole.

Ieri sera invece è stato il tempo della commedia dell' arte con La ridiculosa commedia della terra contesa. Uno spettacolo della compagnia "I nuovi scalzi" già premiato l'anno scorso al festival di Mont Laurier in Canada come miglior spettacolo del 2015. Ha ottenuto inoltre il premio per la “Miglior recitazione – menzione speciale” al DOIT 2015 Festival di Roma, ed i premi per il “Miglior spettacolo”, la “Migliore attrice protagonista” e il “Miglior secondo attore” al 1st International Theatre Festival for Youth Sharm El Sheikh, in Egitto. Al centro della storia ambientata a Barletta, due secoli dopo la celebre disfida, c'è la terra. La terra coltivata col sudore della fronte dal povero Friariello, onesto contadino, che in un sol colpo se la vede quasi scippare dal prepotente e avido Don Pantalon de Forchia e dal nobile venuto dal nord dottor Graiano d' Asti. Nel mezzo la bella Florenzia, figlia del primo ma "ambita" dal secondo che avrà un ruolo importante nella storia. E infine il valoroso Gonzalvo da Cordoba che si rivelerà il personaggio decisivo per la conclusione della contesa. Inutile dire che ho riso come un pazzo. Ma lo dico lo stesso. Il teatro è bello. è bello quando è fatto con passione e, tra l'altro, con pochi anzi pochissimi mezzi. Per cui chi lo fa e non parlo solo di attori (ma anche e soprattutto dei santi tecnici il famoso dietro le quinte a cui andrebbe fatto un monumento) merita davvero rispetto. Il teatro è bello ma fatto in un contesto come questo è meraviglioso.

 

Se siete da queste parti (neanche trenta km da L' Aquila e settanta da Pescara) e non lo avete già fatto, accorrete numerosi!



sabato 21 dicembre 2013

Snow art per l'inizio dell'inverno!

Datosi che oggi formalmente inizia l'inverno, io vi lancio un po' di immagini con le quali riempirvi gli occhi e tollerare il freddo. Ché, tra l'altro, quando vedo le belle follie delle quali siamo capaci, mi si dipinge sempre un sorriso da un orecchio all'altro, e mi risale un minimo di fiducia negli esseri umani.
Questo artista si chiama Simon Beck, è un ingegnere, e realizza tali disegni nella neve a passi e camminate - con tanta pazienza, dedizione, cura e impegno.
Buona visione!

Out of this world: A giant artwork created by British artist Simon Beck on a frozen lake using only his feet in Les Arcs, France
Spectacular: Some of the large designs span the size of six football pitches
Resort: Mr Beck creates the patterns while wearing snowshoes
Huge: Each pattern is crafted by Mr Beck alone in the skiing town of Les Arcs, where he lives during winter
Natural shelter: Mr Beck has created hundreds of the artworks after ploughing his first at Christmas in 2004
Doubling up: Mr Beck uses what he describes as a 'kind of reverse orienteering' to plot his intricate paths before walking along the route in a pair of snowshoes
Popular with tourists: More of Mr Beck's work can be seen on his Facebook page
Painstaking: Two admirers are rendered tiny by the vast ice sculpture
Swirling star: Mr Beckl aid many of his patterns can equal the effort needed to climb halfway up Mont Blanc
Unique: The higher the viewpoint, the better the artworks look
Ice cool: Mr Beck's art proves a treat for cable car users
Decorative: Mr Beck's snow art has become an annual treat for locals and holidaymakers
Intricate: The designs are incredibly complicated considering they are created by a man walking around
Unmissable: Many people travel from miles around to get a look at Mr Beck's work
Precise: Mr Beck has honed his unique art over the last eight years

mercoledì 30 ottobre 2013

L'arte sulle auto impolverate

Ricordate quando da piccoli scrivevamo "Lavami!" sui parabrezza delle auto lasciate magari ferme da giorni ad accogliere ogni schifezza?
Il 'bello' può essere ovunque, e vi sono coloro che hanno la capacità di tramutare anche ciò che è il risultato di mancanza di cura e di disinteresse in opere capaci di farci brillare gli occhi.
Tra questi, oggi vi presento Scott Wade, la cui specialità è quella di incidere con pennelli la polvere che si deposita sulle nostre automobili quando non le laviamo per troppo tempo, e creare dei veri e propri dipinti.

0012.jpg - Why the Hell Not? Inspired by a brilliant campaign song by fantastically talented songwriter and performer, Ike Eichenberg. Kinky doesn't sleep in the mansion, but he'll always be "The Guv" to me. Photo Credit: Scott Wade038_GWPE.jpg - Felt a little bold taking on a Vermeer (not sure why I had no qualms about Da Vinci or Van Gogh), but I couldn't resist "Girl With A Pearl Earring." This one was tricky. I did it over a previous drawing that had been rained on. There were places where the dust had been caked on, and it didn't brush off evenly at all. I had to kind of stab the clods with a bristle brush to break it up enough to get some intermediate tones. That's what gives this one a sort of stipple effect. Photo Credit: Robin Wood
049_BOV.jpg - It was just a matter of time before I had to do a nude "Dirty Picture," don't you think? This one was a little ambitious for me to do in the usual hour or less. I didn't time myself, but I'm sure I worked on this one for at least 90 minutes. Trying to pay homage to Botticelli's brilliance in dust, I really appreciate the Master's amazing talent and abilities. And if  'Beauty' isn't a fitting subject for the art of impermanence, I don't know what is. Photo Credit: Jules Alexander069_ronaldinho.jpg - When Brazil's TV Globo asked to do a piece for their show, Fantastico," I wondered what image would be recognized and appreciated by their viewers.I figured I couldn't go wrong with soccer (football in every other country in the world), and who better to use as my subject than the great Ronaldinho Gaúcho. I received many wonderful emails from Brazil. There's apparently something about dirty car art that strikes a chord with many Brazilians. I hope they enjoy this piece. Photo Credit: Scott Wade
Hideaki.jpg - For Japanese TV, Hokusai's "Under a Wave off Kanagawa." The dirt was really unpredictable for this one, and it's very rough, but I like the effect, anyway. Photo Credit: Robin Wood


mercoledì 16 ottobre 2013

Storie di sabbia

http://simonova.tv/sand/Inner-Heart-(2010).jpg Kseniya Simonova racconta storie usando solo le mani, una lavagna luminosa, e sabbia.
Eppure i risultati del suo lavoro sono incredibili, di rara bellezza ed emotivamente strazianti!
Vi lascio alcuni suoi video, per il piacere dei vostri occhi - certa dell'incanto che vi provocheranno! Altri li potete trovare qui.
Buona visione :-)












mercoledì 19 giugno 2013

Kintsugi (riparare con l'oro)



Il kintsugi (金継ぎ), letteralmente "riparare con l'oro", è una pratica giapponese che consiste nell'utilizzo di oro o argento liquido per la riparazione di oggetti in ceramica.
Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi.


La pratica pretende inoltre di trasmettere il concetto filosofico che quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bello.

(rubato qui)

martedì 13 dicembre 2011

Abituarsi al bello fa riconoscere i mostri

Grazie ad un articolo di Doriana Righini pubblicato nel suo Sud-Degenere scopro Rosaria Iazzetta, una giovane artista che dalla Campania alla Calabria, dove è docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, passando per il Giappone, dove è stata ricercatrice ed ha lavorato per cinque anni. Le sue opere sono un esempio di "Arte come strumento di protesta sociale, come veicolo di messaggi contro il sistema dei consumi, per svelare le mistificazioni della quotidianità di un Sud dove il sistema mala-vita sembrerebbe non consentire alternative. Ma è proprio l’arte, forse, attraverso i suoi messaggi, a restituire quella speranza che spesso sembrerebbe mancare. Rimettere in discussione la nostra posizione nel mondo, coltivando nuovi atteggiamenti nei confronti di noi stessi, indagando in profondità i nostri desideri ed esprimendoli, occupando gli spazi pubblici con essi, con la nostra fantasia, con le nostre competenze, con i nostri corpi". Mi piace chiudere il 2011 con questa artista che attraverso la bellezza dell'arte cerca di contrastare il  "brutto", nelle sue molteplici dimensioni, non solo estetiche ma anche sociali e politiche come Billy Holiday con il suo Strange Fruit, il post con cui avevo inaugurato la mia avventura con la banda dei ladri di bellezza. Buon fine/inizio anno a tutte/i da Marginalia.

venerdì 4 novembre 2011

Sculture viventi



Per carità non venitemi a dire che questa non è arte, e non perché non abbiate tutti i diritti di dirlo ma perché, in questi tempi di trapasso epocale, nessuno può arrogare a sé la carica di giudice e fare avventatamente pollice verso di fronte allo stupefacente non catalogabile.

Lo scultore olandese Theo Jansen riesce a infondere il soffio vitale dentro strutture fabbricate con tubi in PVC e trasformarle in creature fantastiche dai movimenti aggraziati e agili. Sono scheletri in grado di camminare alimentandosi semplicemente di vento. Il risultato è qualcosa di incredibile, tra il fantasy e lo steampunk in versione modernizzata.

rubato da che a sua volta l'aveva rubato da

martedì 27 settembre 2011

Ma la bellezza è solo femmina?




Fate salve le dovute eccezioni, nella storia dell'arte è sempre e solo la donna a rappresentare la bellezza. Più volte mi sono chiesto il perché.

Poi è successo che ho incontrato il libro "Le sante delle scandalo" di Erri De Luca e qualche risposta agli interrogativi me l'ha data.

"La bellezza femminile è un mistero che strugge il pensiero e i sensi. È scritto che Adam conobbe Eva/Havvà. Attraverso l'esperienza fisica del contatto e dell'abbraccio raggiunge la conoscenza di lei, della perfezione. Non è scritto il reciproco, lei non ha bisogno di conoscere Adam.

Le donne portano la bellezza. Ogni generazione femminile si impegna a onorare la dote assegnata. Il corpo femminile si perseguita con accanimento per esaltare la qualità.

Il maschile che gliela invidia reagisce esagerando la sua differenza virile o sforzandosi all'opposto di essere femminile. Il maschile davanti al femminile sbanda.

Le civiltà si sono specializzate nei minuziosi canoni dell'attrazione fino a differenze mostruose. Il torturato piedino giapponese, l'ingrasso e il contrario, lo scarnificato dimagrimento: il corpo della donna è sotto la pressa di uno stampo variabile, per adeguarsi all'icona prescritta.

La dannazione di provare attrazione per l'uomo la sottomette al capriccio estetico maschile. Dopo aver detto: «E verso di lui la tua piena», la divinità aggiunse: «e lui governerà in te». Non su te ma in te: sarà il suo criterio e gusto a governare dentro la donna, che piegherà la sua bellezza, la torturerà per obbedire a quello.

La storia della civiltà si può ridurre alla storia dell'asservimento della bellezza femminile."

Erri De Luca
Le sante dello scandalo
Giuntina
Tags:

giovedì 23 giugno 2011

tracce


Le sembro morta? Mi vede? Son qui protesa verso la sua mano. La avvicini. Mi tocchi. Segua le strisce ruvide, intense, sovrapposte, le accarezzi. Ora passi su arancione e rosso, mi sente? Mi muovo all'interno della tela, attraverso le sue dita appoggiate lievi, ora spinga più forte, venga, entri, non abbia paura, non si agiti, la tengo io. Le spiegherò. Si schiarirà, la materia oscura che non interagisce solitamente con l'universo esterno, si rispecchia nella forma comune in un'armonia cosmica e si fa percepibile solo in virtù di grandi doti di sensibilità e astrattismo lirico. È comparsa nella penombra della sala. Propensa e trasparente. Molti son sfilati. Freddi, distanti, netti, necessari. Lei invece è informale, soffusa, emotiva, plastica, superflua. L'ho avvertita subito. Lei sa ascoltare, lei è capace di stimolare e trasmettere. Parte alla scoperta degli spazi immensi, si inarca splendida aderendo alla straniata deformazione prospettica. Si avventura in strada tra scorci inesistenti e impossibili linee e piani in una fantastica notte in città, mi perdo, urla, e nell'atmosfera sospesa si eclissa dietro una parete mozza, mentre intorno si elevano grattacieli infiniti sviluppandosi in angolatura curvilinea da grandangolo. Potremo tornarci quando vogliamo: è il nostro deserto, la visione contrastante e fulgida, la sorpresa della luce e del colore, l'identità e la forza della natura che prende il sopravvento e riempie, trasformandosi in paesaggio antropomorfo fatto di ghirlande di curve e anfratti caldi di grande sensualità. Aboliamo i formalismi, m'invita. Ha tratto nuovi spunti, gioca con l'esterno, spruzzando particolari e raccogliendo reperti e impressioni. I ruoli si sono invertiti, e questo sembra divertirla molto. Impossibile non notarlo. Riesce a dipingere e a scatenare nuove emozioni. La nostra intesa è naturale e scolpita come nella rossa argilla. La nostra visita è diventata soggiorno dislocato indistinto stemperato instabile… il tu mi rapisci una preziosa opera dissoluta incastonata nel nulla ma dall'impronta indelebile.

in alto Georgia O'Keeffe, Music-Pink and Blue II, detail, 1919. Oil on canvas.
Whitney Museum of American Art, New York


giovedì 9 giugno 2011

frammenti



Non so come descrivere il mio lavoro, perché non è mai la stessa cosa, sarebbe come chiedere a Miles Davis: com'è il suono della tua tromba? Sono graffiti, sono pittura, sono vita quei segni, quel colore di cui s'ammanta un muro, una tela, una lastra di metallo; sono scritti, sono invettiva, sono pensiero quelle lettere, quella rabbia che caratterizza i personaggi ritratti, divisi, sezionati… a tratti si annulla l'intera opera, a volte viene sommersa e ricoperta da un pugno nell'occhio, dal nero di un taglio, dal sangue che corre dalla ferita sempre aperta.


Le città sono lo scenario della sua arte, la materia prima e lo strumento, la sua firma e le sue idee sono riportate indelebili e spruzzate dappertutto, rivoluzionarie o nonsense, si propagano, si diffondono e conquistano, nero su bianco, sottolineate, invadono angoscianti, rabbiose, vogliono costituire corpo e mente della denuncia sociale contro il razzismo, della sua ribellione al conformismo, SAMe Old shift, della lotta ai fantasmi orribili che lo perseguitano. Quale mente? La sua geniale, quale corpo? Parti, membra, selvaggiamente lese ed esposte; le guardi, le accarezzi ed è come se si ricomponessero, come se riacquistassero l'energia perduta, come se riconquistassero l'integrità e la pienezza, verità e mezze verità, depennate ad arte che si riappropriano della propria identità e dell'anima…

Cancello le parole in modo che le si possano notare. Il fatto che siano oscure spinge a volerle leggere ancora di più.
Jean Michel Basquiat



dall'alto: Jean-Michel Basquiat Untitled, 1981 Acrylic and oilstick on canvas;
Jean-Michel Basquiat Riding with Death, 1988 Acrylic and oilstick on canvas;
Jean-Michel Basquiat In Italian, 1983 Acrylic, oilstick, marker, and assemblage on canvas mounted on wood supports.

giovedì 2 giugno 2011

Banksy e il passo da museo

Su Banksy ci sarebbero da dire un'infinità di cose... intanto per chi non lo conoscesse ("Non conosci Banksy???") vi scopiazzo un pezzo di wikipedia, senza farvi scomodare.


Banksy (Bristol, 1974 o 1975) è un artista inglese.

È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. [segue qui]

Quanto all'argomento di cui al titolo, cito ancora testualmente:

Una delle caratteristiche che ha reso famoso Banksy è la sua abilità di entrare nei musei più importanti del mondo e appendere delle sue opere tra le altre già presenti. Spesso passano giorni prima che qualcuno si accorga dell'intrusione. I suoi temi preferiti in questi casi, sono quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l'aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici (nobili del Settecento con bombolette spray, dame di corte con maschere antigas, ecc.).


Il passo da museo è spesso quanto di più ilare e ridicolo si possa vedere stando ad osservare un uomo (uomo in senso lato, s'intende).
Un po' come la corsa al Louvre per vedere la Monnalisa, tralasciando secoli d'arte e opere altrettanto, se non persino più, degne di attenzione.
I più divertenti sono quelli che pur annoiandosi a morte sostano un tempo ragionevole davanti ad un opera, così che chi li guarda possa ragionevolmente ritenere che l'abbiano osservata a dovere da veri estimatori.
Non meno degno di nota è il passetto indietro quando, leggendo la didascalia, si accorgono che quello era un Degas, un Monet o un Gauguin (ne ho scelti tre a caso).

Ci sono quelli del "ssssssssssssst", che non riescono a concentrarsi se non c'è silenzio e invece di guardare quadri, sculture e teche, camminano agitati e stanno lì a fissare gli altri visitatori ammiccando alla guardia del museo da veri spioni.
Uh! Per non dimenticare i/le fidanzati/e al seguito! In quel caso non sono in un museo, no, ma rispettivamente davanti a: vetrine dei negozi in periodo di saldi/concessionaria di moto. Li vedi ciondolare trascinandosi da un quadro all'altro finché la/il ragazza/o si volta a cercarli/e e tornano improvvisamente interessati/e e coinvolti/e. Questi meriterebbero una medaglia al valore gratis da ritirarsi allo shop, non fosse che all'ultimo corridoio stanno già correndo verso l'uscita.
I confusi dalle audioguide, i tampinatori delle guide, gli smarriti del gruppo, quelli fighi che tanto è la terza volta che visitano il museo, quelli che devono trascrivere tutte le didascalie e non li scolli da davanti nemmeno a picconate e infine... the last but not the least...
i "nati stanchi", quelli che vorrebbero tanto, ma tanto, ma proprio tanto, stare lì a guardare i dettagli di ogni cornice, leggere ogni etichettina, osservare la pennellata, contestualizzare l'opera, disquisire sulla luce, riflettere sulle influenze dell'impressionismo sulle avanguardie o cercare quel dettaglio, quel quid in più... ma sono alla frenetica, seppur dissimulata, disperata ricerca di una sedia! Quelli che arrancano alla ricerca di un divano e non si siedono sulla sedia vuota della guardia solo per paura che sia un'opera d'arte. Se chiedi loro il perché ti risponderanno che: è tutto il giorno che camminano, soffrono di tallonite, devono fare la pipì, stanno aspettando qualcun'altro o da autentici-grandiosi paraBIP!... hanno bisogno di tempo per riflettere sull'opera! 

Quanto a Banksy ... qui il suo sito. I suoi topi "rat" ...sono geniali!
Alla domanda: − Che cos'è l'arte? − Si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
Benedetto Croce, Breviario di estetica, 1912

lunedì 23 maggio 2011

Mona Hatoum / Roadworks

Forse non è tra le più celebri (e note)  opere di Mona Hatoum, artista libanese alla quale recentemente, anche in Italia, sono state dedicate delle mostre. E' uno scatto della performance realizzata da Hatoum  nel 1985 a Brixton, quartiere prevalentemente operaio e nero. Nel contrasto tra la vulnerabilità dei suoi piedi nudi e i pesanti anfibi Doc Marten's - scarpe tradizionalmente indossate anche da soldati e  poliziotti - che lei tenacemente trascina, con il suo incedere faticoso ma ostinato, ho visto oggi (oltre alla critica di un certo mondo da una posizione di marginalità) anche quell'opposizione all'incedere del brutto che noi Ladri di bellezza  rivendichiamo dalle pagine di questo blog.

lunedì 16 maggio 2011

un'esca a cui abbocco


sono incappato in questo video quasi per caso, stavo cercando un altro pezzo di davis, dallo stesso album, che però in internet non è disponibile. lo avevo visto a suo tempo, ma non me lo ricordavo, e rivisto oggi, ci trovo una sorta di summa del davis-pensiero: c'è il suo rapporto con lo strumento, cosa che lo accomuna con altri musicisti che con il proprio strumento hanno una relazione estremamente fisica (ieri guardavo con simonetta un filmato di keith jarrett, un altro che tratta il pianoforte come se fosse vivo); c'è il suo sguardo (il primo piano dell'occhio di davis a 0'25" somiglia pericolosamente a quello del t-rex di jurassic park) che tutto controlla e discerne ed è il fulcro della sua qualità di leader, che non viene mai meno, come quando simbolicamente si mette la tromba in spalla a 2'04", quando comincia l'assolo di john scofield, come a significare una tregua armata e solo temporanea dal suo personale impegno nel pezzo; c'è infine la coesistenza di più forme artistiche, l'una che scolora nell'altra, la sparizione fisica della tromba che viene rimpiazzata da forme e colori in movimento, che comunque davis controlla sempre con le sue mani - e non dimentichiamoci che davis è stato anche artista figurativo.

purtroppo non è possibile incorporare il video nel post, quindi ne lascio il link qua, con il solito augurio: enjoy.


lunedì 9 maggio 2011

L'artigiano la cui mano fa ciò che il cervello le dice

Qual è la differenza tra arte e artigianato? Che cosa definisce l'arte e ciò che non lo è? Per me l'artista è colui che, competente per studi e per esperienza di una certa tecnica, si confronta con i canoni di una tradizione e li declina personalmente secondo il proprio gusto operando uno 'scarto dalla norma' in cui lui stesso, e altri - beneficiari del suo lavoro anche solo come spettatori - proveranno godimento nell'opera ch'egli produce.
Girando sulla rete mi sono imbattuta in questo artigiano, che fa un discorso sul proprio lavoro in cui risuonano molte riflessioni che sento sulla stessa lunghezza d'onda delle mie. Che parla di manualità, di energia, di mestieri che stanno scomparendo come perdita per la società e per l'umanità, non solo per chi perde la possibilità della propria sopravvivenza.
La sua passione per l'argomento si rispecchia pure nel linguaggio colorito che usa - malgrado addirittura un'apologia di reato che ovviamente non sostengo e che lui stesso dice en passant come provocazione più che come intenzione reale (basta guardare altri suoi video per rendersi conto dell'onestà intellettuale e concreta in cui agisce nella sua vita).
Sperando quindi che nessuno si offenda, condivido il suo discorso con voi.
Buona visione!


venerdì 29 aprile 2011

Quelli che le donne le accarezzano: i pittori innamorati


Prima della mia atletica e orgogliosa defenestrazione, lavoravo in una prestigiosa casa editrice. Il magazziniere Agostino, sedicente esperto di pratiche amatorie, con aria saputa mi diceva: “Te la sei presa una copia dell’agiéz?”. Secondo lui, di tutti i libri meravigliosi che uscivano ogni anno, l’agiéz era l’unico degno di sguardo. Un giorno, in biblioteca d’arte, me lo presi. Lo sfogliai, tavola dopo tavola. Mi guardavo intorno, arrossivo, chiudevo, riaprivo e intanto venivo travolta dalle immagini al punto da ignorare luogo, ora e mummie in transito.
Possibile, che da un testo stampato in migliaia di copie, su un artista dell’Ottocento, con riproduzioni di disegni in bianco e nero, si sprigionassero tanta vita e tanta passione e tanto sesso?
Vi siete risvegliati? Ecco, lo sapevo che avreste fatto un saltino! Basta dire “sesso” e l’occhietto si riapre… funziona sempre!

Dicevo, pagina dopo pagina sempre loro: due corpi innamorati, allacciati, variamente combinati: lui e lei: Hayez e la Zucchi, Il pittore e la modella (o meglio il pittore e la “monella”).
Non volessimo credere ai suoi contemporanei, non volessimo credere alle sue Memorie, come possiamo dubitare di questi disegni? Doveva essere proprio un grande amante Francesco Hayez.
E poi, basta guardare lei, la Carolina, che nel ritratto della GAM, a Torino, se lo mangia letteralmente con gli occhi. “Ma smettila, posa i pennelli e vieni qua”, sembra dirgli.
Lei è malata quel giorno - così recita il titolo del dipinto - direi di quella febbricola simpatica che regala un vago senso di ubriachezza, quel “trentasette e tre” che allora non esisteva (non esistendo ancora il termometro moderno) ma che oggi permette ad alcune privilegiate di addurre una leggera indisposizione e stare a letto.
“Vieni qua bel topolone…” (Hayez e i santi padri della Storia dell’arte mi perdonino!).
Lui posa tutto e inizia le danze, a un certo punto, dopo dieci o dodici tavole - sto ancora sfogliando il catalogo - lui si ferma e dice: “Dai Carolina, adesso mettiti in posa, perché devo dipingere l’angelo dell’Annunciazione” (anche questo in GAM).
Il ritratto di Carolina in camicia notte, su una parete, l’angelo dell’Annunciazione sull’altra. Tra l’uno e l’altro i disegni erotici (Hayez privato, Umberto Allemandi, Torino 1997).

Mi ha sempre divertito questa doppia lettura. Perché si capisce.
Si capisce benissimo chi le donne le accarezzava e chi invece le misurava!
L’artista che ama e pratica le donne (come si diceva una volta), va oltre la forma del corpo, arriva a restituire la morbidezza delle carni, la sericità della pelle, il tepore del respiro. Quando poi la donna è la sua, le dipinge negli occhi il ricordo di ciò che è appena stato e sul sorriso la promessa che tutto accadrà di nuovo.

Ho tra le dita il filo rosso della passione, vado indietro nel tempo e mi diverto a rileggere le biografie degli artisti che tanto mi annoiavano da ragazza. Riprendo in mano il Vasari e mi fermo su un altro pittore angelico: Raffaello.
Me lo figuro trentenne, cortigiano del papa. Intellettuale, archeologo, architetto e pittore.
Non mi basta, mi leggo l’epistolario e lo scopro spiritoso, umile e colto.
Non mi basta e leggo i suoi sonetti e, come se già non si sapesse, lo scopro innamorato.

“Tal che tanto ardo, che né mar, né fiumi
Spegner potrian quel foco, ma non mi spiace”

Le tracce di questo calore, che si perdono nelle opere ufficiali, emergono delicate e inequivocabili nei ritratti di colei che amò sopra tutte: Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere.
Nel ritratto della Fornarina, capelli neri e pelle candida, seminuda su sfondo scuro (Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica), o in quello detto La Velata (Firenze, Palazzo Pitti) ecco gli occhi colmi e il sorriso complice della donna che risponde amore all’amore.
E’ la sua donna. La sua sposa segreta. Finita la seduta di posa tornerà tra le sue braccia, e il giorno dopo (o in quelli a venire) andrà a prestare volto e corpo alla ninfa Galatea (Roma, Villa la Farnesina), alla Madonna Sistina (Dresda, Gemäldegalerie), all’efebo delicato che ci guarda dritti negli occhi dalla Scuola di Atene (Stanze Vaticane).

"Quanto fu dolce il giogo e la catena
de’ toi candidi braci al col mio volti
Che sogliendomi io sento mortal pena.

Ma un giorno l’incantesimo si spezza.
Il cardinal Bibbiena vuole dargli in sposa la nipote dunque la relazione con la bella popolana deve essere interrotta.
L’amore inoltre distoglie, distrae, rallenta, involgarisce.
Raffaello, il divin fanciullo, potrebbe perdere il favore del papa.
Così a malincuore, ufficialmente, obbedisce, si allontana, ma ancora la cerca di nascosto, la ama di notte, dipinge di giorno. Si rode di gelosia, si ammazza di lavoro, infine si ammala e muore.

Cosa dire di più? Già allora era difficile far andare d’accordo amore e precariato.
Devo essere un po’ cinica, altrimenti piango…

LICENZE POETICHE
Prima licenza: nel mio racconto per seguire il ritmo, cito prima l’Angelo e poi il ritratto di Carolina “malata”, in realtà l’ordine cronologico di questi due dipinti è inverso. Entrambi vengono comunque realizzati tra il 1824 e il 1825, nel pieno della relazione tra il pittore e la sua modella che durò dal 1820 al 1830.
Seconda licenza: Nelle sue memorie Hayez da “vero” galantuomo ci spiega chiaramente che Carolina in occasione del dipinto tra le lenzuola stava benone e devo dire che, al suo posto, sarei stata benone anch’io.