Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

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mercoledì 16 novembre 2011

Sonor, di Levin Peter - Sul paesaggio sonoro di udenti e non udenti

Un giorno di alcuni anni orsono, in una conferenza tenutasi a Milano, Richard Schechner disse che nei momenti nei quali c'è più crisi politico-sociale, in quei momenti massimo è il bisogno d'arte e poesia, come fossero ossigeno cui attingere per una cura intensiva.
Il mio ossigeno, ieri, è stata la visione di Sonor, di Levin Peter, grazie alla quale mi sono ritrovata in una sorta di stanza insonorizzata dal vociare inutile, noioso, ripetitivo e mediocre dell'esterno e in una dimensione profonda e intensa che pur ci è dato percepire, vivere, creare e apprezzare come esseri umani.

Sonor (2011) è il resoconto, attraverso una serie di 'quadri'/situazioni, dell'incontro tra un musicista e una ballerina non udente dalla nascita, e della loro esplorazione congiunta dell'ambiente sonoro così come percepito da udenti e da non udenti (perché c'è, non è silenzio) col fine di tentare poi la restituzione delle loro scoperte in forma verbale e visiva attraverso il film. Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.


Un risultato semplicissimo ed estremamente profondo, chiaramente debitore di studi di acustica, ricerche sul paesaggio sonoro e sperimentazioni musicali di lunga data. Ma - pur nell'onnipresente neve che tutto sembrerebbe ovattare - connotato dal tepore che si sviluppa nel delicato dialogo/confronto dei protagonisti, e dal brivido del racconto della pratica abituale della ballerina di posare le mani sull'impianto stereo e mettere in loop un brano musicale finché il suo corpo e la sua memoria non siano perfettamente impregnati di una certa sequenza di vibrazioni, secondo un certo ritmo, sul quale lei disegnerà e interpreterà la propria coreografia.
Qui di seguito una breve intervista a Levin Peter, per chi avesse piacere di approfondire.




giovedì 2 giugno 2011

Banksy e il passo da museo

Su Banksy ci sarebbero da dire un'infinità di cose... intanto per chi non lo conoscesse ("Non conosci Banksy???") vi scopiazzo un pezzo di wikipedia, senza farvi scomodare.


Banksy (Bristol, 1974 o 1975) è un artista inglese.

È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. [segue qui]

Quanto all'argomento di cui al titolo, cito ancora testualmente:

Una delle caratteristiche che ha reso famoso Banksy è la sua abilità di entrare nei musei più importanti del mondo e appendere delle sue opere tra le altre già presenti. Spesso passano giorni prima che qualcuno si accorga dell'intrusione. I suoi temi preferiti in questi casi, sono quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l'aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici (nobili del Settecento con bombolette spray, dame di corte con maschere antigas, ecc.).


Il passo da museo è spesso quanto di più ilare e ridicolo si possa vedere stando ad osservare un uomo (uomo in senso lato, s'intende).
Un po' come la corsa al Louvre per vedere la Monnalisa, tralasciando secoli d'arte e opere altrettanto, se non persino più, degne di attenzione.
I più divertenti sono quelli che pur annoiandosi a morte sostano un tempo ragionevole davanti ad un opera, così che chi li guarda possa ragionevolmente ritenere che l'abbiano osservata a dovere da veri estimatori.
Non meno degno di nota è il passetto indietro quando, leggendo la didascalia, si accorgono che quello era un Degas, un Monet o un Gauguin (ne ho scelti tre a caso).

Ci sono quelli del "ssssssssssssst", che non riescono a concentrarsi se non c'è silenzio e invece di guardare quadri, sculture e teche, camminano agitati e stanno lì a fissare gli altri visitatori ammiccando alla guardia del museo da veri spioni.
Uh! Per non dimenticare i/le fidanzati/e al seguito! In quel caso non sono in un museo, no, ma rispettivamente davanti a: vetrine dei negozi in periodo di saldi/concessionaria di moto. Li vedi ciondolare trascinandosi da un quadro all'altro finché la/il ragazza/o si volta a cercarli/e e tornano improvvisamente interessati/e e coinvolti/e. Questi meriterebbero una medaglia al valore gratis da ritirarsi allo shop, non fosse che all'ultimo corridoio stanno già correndo verso l'uscita.
I confusi dalle audioguide, i tampinatori delle guide, gli smarriti del gruppo, quelli fighi che tanto è la terza volta che visitano il museo, quelli che devono trascrivere tutte le didascalie e non li scolli da davanti nemmeno a picconate e infine... the last but not the least...
i "nati stanchi", quelli che vorrebbero tanto, ma tanto, ma proprio tanto, stare lì a guardare i dettagli di ogni cornice, leggere ogni etichettina, osservare la pennellata, contestualizzare l'opera, disquisire sulla luce, riflettere sulle influenze dell'impressionismo sulle avanguardie o cercare quel dettaglio, quel quid in più... ma sono alla frenetica, seppur dissimulata, disperata ricerca di una sedia! Quelli che arrancano alla ricerca di un divano e non si siedono sulla sedia vuota della guardia solo per paura che sia un'opera d'arte. Se chiedi loro il perché ti risponderanno che: è tutto il giorno che camminano, soffrono di tallonite, devono fare la pipì, stanno aspettando qualcun'altro o da autentici-grandiosi paraBIP!... hanno bisogno di tempo per riflettere sull'opera

Quanto a Banksy ... qui il suo sito. I suoi topi "rat" ...sono geniali!
Alla domanda: − Che cos'è l'arte? − Si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
Benedetto Croce, Breviario di estetica, 1912

giovedì 5 maggio 2011

Le mani delle donne

Anni fa pubblicai un post con lo stesso titolo, ma allora pensavo alle cose utili che quelle mani potevano fare più che alle cose belle. Oddio, c'entravano anche le cose piacevoli, perché l'argomento mi si era innescato dall'apertura di un salone di massaggi thailandesi vicino a casa.

Poi mi è venuto in mente questo video visto e stravisto da milioni di persone, non so voi. Le mani di Ilana Yahav che si muovono in una danza imprevedibile, un po' arcana, per partorire meraviglie cangianti e inaspettate, dunque sorprendenti.

E mi sorge allora spontanea la domanda: secondo voi mani maschili potrebbero giocare con la stessa grazia misurata e precisa per creare dal niente la bellezza?

Il sito di Ilana Yahav

mercoledì 4 maggio 2011

Un tempo lento, per finta.



La fotografia time-lapse è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione.
In genere la frequenza di registrazione è pari a quella di proiezione, ad un  frame rate standard di 24 fps [frame per secondo] corrispondono 24 fotogrammi consecutivi sullo schermo, il tempo del filmato sembra quindi scorrere normalmente.



In un filmato time-lapse la frequenza di cattura è ridotta sensibilmente e resta inalterata quella di riproduzione. La discrepanza tra la frequenza di cattura e la frequenza di proiezione con un frame rate standard di 24 fps fa sì che il tempo, nel filmato, sembri scorrere più velocemente del normale.

[fonte wikipedia]


martedì 19 aprile 2011

La bellezza. I Cento Passi.

Benvenuti!

Accattivante inoltrarsi nei percorsi della Bellezza: essa ci viene incontro, ansiosa di entrare nelle nostre anime.

La respiriamo attraverso le orme del Tempo, lessico della Storia dell'Uomo, del suo pensiero disincantato, ammirato, magico, stupefatto.
Occhi e mani, artefici ed ospiti della sua meraviglia.


<< .... da quella scende giù tutto il resto... >>.

Discende la nostra maniera di percepire il mondo, le sue fattezze mutevoli e polimorfe, il suo incanto estrinsecato in pentagrammi, pennelli, architetture e sillabe, visioni e suggestioni.

Merita rispetto, la Bellezza.
E Peppino Impastato le ha offerto la vita.

Streets Against the War

Buongiorno a tutta la banda, e benvenuti tutti voi che godrete dei nostri furti :-)
Fatevi un giro nel nostro covo, che d'ora in poi arricchiremo di inestimabili tesori per il piacere dei nostri/vostri sensi e della nostra/vostra mente.
E non siate timidi: guardatevi in giro, parlatene, scriveteci commenti e proposte!

Bando alle ciance, qui subito il mio primo furto - anche a illustrazione generale del modo in cui io parteciperò a questo blog.

Sokak Savaşa Karşı [Streets Against the War, ovvero "strade contro la guerra"] è il nome di un gruppo di artisti turchi che si sono presentati recentemente nelle strade di quattro città della Turchia (Diyarbakir, Mardin, Istanbul, Ankara) con un progetto dal titolo omonimo contro terrorismo e guerre.
Tale progetto ha previsto una prima fase consistente nel ritagliare in pagine di riviste e quotidiani sagome di miliziani e terroristi - ben riconoscibili come tali - per poi incollarle su 294 muri delle città indicate; quindi una seconda fase in cui tali pagine appese al muro sono state fotografate per poi venire montate secondo la tecnica del flip book.

Il risultato è il seguente video. Buona visione :-)



Sokak Savaşa Karşı | Streets Against The War from sokak savasakarsi on Vimeo.