Blog di resistenza all'incedere del brutto

La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza. (Albert Camus) Inneres Auge

Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

sabato 11 maggio 2013

La bellezza c'è ancora


Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora.
(Liberamente tratto dal testo inviatomi ieri, giorno del funerale di Gabriele Francesco, da un lettore di Novara che ha chiesto di restare anonimo. C’è tanta bellezza anche in lui).
Massimo Gramellini, da La stampa

giovedì 25 aprile 2013

La Resistenza della Bellezza

  •  AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA E A TUTTI I CITTADINI DEL MONDO
Io sono Firenze!
Sono conosciuta in tutto il mondo per la mia bellezza. Adesso ho bisogno di voi. Sto rischiando di perdere il mio Maggio Musicale Fiorentino, il mio storico e glorioso teatro d'opera che insieme ai musei, ai palazzi, alle opere d'arte e alla mia storia mi fa sentire amata e protetta da milioni di persone. Firma questo mio grido di aiuto e spendi una parola per me. Grazie!

I am Florence. I am famous worldwide for my beauty. Now I need you. I am in danger of loosing one of my most precious gems. My Maggio Musicale Fiorentino, my historic Opera House that together with museums, palaces, works of art, and the greatest cultural patrimony makes me feel loved and appreciated by millions of people all around the world. Please Share my cry for help and lend me your voice.


http://www.thepetitionsite.com/328/899/674/salva-il-maggio-musicale-fiorentino-a-firenze-save-the-maggio-musicale-fiorentino-in-florence-italy/

In questi difficili giorni per il nostro straziato paese, sottotono e nell'indifferenza delle istituzioni, si decide la sorte del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il più antico festival musicale europeo, luogo d'arte e fonte inesauribile di Bellezza, che rischia la definitiva chiusura.
Molte sono state le proteste dei lavoratori e di chi ama il nostro mondo contro le leggi inique che hanno lo scopo di smantellare tutti i teatri lirici e le governance scellerate, inefficaci e incompetenti che hanno dilapidato il patrimonio di questo luogo sacro causando un deficit inaudito e inarrestabile.
 E' nato quindi un gruppo su facebook
 https://www.facebook.com/groups/457682924308643/
 che in pochi giorni ha raggiunto il numero di quasi 20.000 iscritti provenienti da tutte le parti del mondo e sono coloro che amano il Maggio e lo supportano con i loro appelli, ed infine una petizione che sta raccogliendo le firme di grandi nomi dello spettacolo e migliaia di persone sensibili protese alla difesa dell'Arte Musicale in Italia e del glorioso teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
W la Resistenza, difendiamo la Bellezza!







 P.S.
Il gruppo formatosi su facebook, senza alcuna motivazione, è stato rimosso due notti fa, evidentemente il numero degli iscritti ha spaventato qualcuno ma è stata riaperta una nuova pagina, se potete iscrivetevi anche voi. Grazie!
https://www.facebook.com/groups/457682924308643/

mercoledì 24 aprile 2013

La Resistenza e la sua luce

La Resistenza e la sua luce*
di Pier Paolo Pasolini

Così giunsi ai giorni della Resistenza 
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza 
di sole. Non poté mai sfiorire, 
neanche per un istante, neanche quando 
l'Europa tremò nella più morta vigilia. 
Fuggimmo con le masserizie su un carro 
da Casarsa a un villaggio perduto 
tra rogge e viti: ed era pura luce. 
Mio fratello partì, in un mattino muto 
di marzo, su un treno, clandestino, 
la pistola in un libro: ed era pura luce. 
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano 
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino 
del piano friulano: ed era pura luce. 
Nella soffitta del casolare mia madre 
guardava sempre perdutamente quei monti, 
già conscia del destino: ed era pura luce. 
Coi pochi contadini intorno 
vivevo una gloriosa vita di perseguitato 
dagli atroci editti: ed era pura luce. 
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato 
si riconobbe nuovo nella luce...
Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia. 
La luce è sempre uguale ad altra luce. 
Poi variò: da luce diventò incerta alba, 
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge..
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile...
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

* In: La Resistenza e la sua luce , da La religione del mio tempo, in Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993

Buon 25 aprile di resistenza a tutte/i

giovedì 17 gennaio 2013

L'albero della vita



Con la crisi economica mondiale, le catastrofi che si susseguono ininterrottamente mietendo, lungo il loro percorso, vittime innocenti, le continue guerriglie che attanagliano i paesi più poveri del nostro pianeta e la pace perennemente in bilico per un crescente sentimento di odio, diffidenza e paura che dilaga fra gli uomini, la bellezza è stata dimenticata o addirittura sembra sia sparita o distrutta per sempre.
L'uomo gravato dai problemi quotidiani non è più capace di accogliere dentro di sé lo spettacolo che tutti i giorni la natura ci offre e nemmeno di godere della bellezza dei tesori inestimabili creati proprio dall'uomo stesso.
Stamattina mi sono imbattuta in questa foto che voglio sottoporre alla vostra attenzione e che rappresenta il Pavimento Museale della Cattedrale di Otranto datato 1163 e mi sono incantata.
Esso rappresenta l'Albero della vita che, secondo la Cabala, è il sentiero di risalita attraverso cui l'intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo.
Lungo di esso gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione, lungo di esso sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
La bellezza di questa opera preziosissima merita di essere dettagliata per poterci totalmente immergere nella contemplazione di essa:


Imosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto, tra le opere d’arte più celebri del Salento, è stato realizzato tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Pantaleone facente parte dell’Abbazia di San Nicola di Casole a Otranto. La firma dell’autore è incisa nella parte inferiore dell’“opera” vicino all’ingresso principale della Cattedrale, più precisamente non all’interno della Chiesa ma all’esterno, subito dopo la soglia della porta. Un dettaglio che ancora oggi fa riflettere lasciando aperti dibattiti a proposito.
Realizzato con dei tasselli di calcare, il mosaico si estende per circa 16 metri e ricopre per intero il pavimento. Nella parte centrale raffigura un albero, con i rami del bene e del male, considerato fino a poco tempo fa, la rappresentazione dell’albero della vita. Le altre raffigurazioni – quasi globalmente – sono tratte, invece, dall’ antico testamento, sebbene alcuni elementi siano completamente fuori dal contesto.
Sull’altare maggiore è raffigurato Bisanzio, con un’ insieme di cerchi che racchiudono figure umane e animali.
La parte che riguarda il presbiterio, raffigura dapprima Adamo ed Eva mentre vengono cacciati dal paradiso terrestre e poi Re Artù che monta un caprone con in mano uno scettro curvo – totalmente in disuso in quel tempo.
Proseguendo troviamo il gatto di Losanna, con accanto Caino con in mano un bastone ed Abele quasi inginocchiato per il dolore inferto da Caino. Sulla parte superiore dell’albero, in corrispondenza della cupola vi è raffigurato il Demonio sotto forma di serpente, collocato tra Adamo ed Eva.
Scendendo più in giù troviamo la raffigurazione dei dodici mesi dell’anno, formati da dodici cerchi decorati come una cornice, con all’interno i dodici mesi dell’anno. Per ogni mese viene raffigurato un tema. Più in basso ci si imbatte nella raffigurazione del diluvio universale con la mano di Dio che impartisce ordini a Noè inginocchiato al suo cospetto, ed affianco la costruzione dell’Arca con la salita degli animali sulla stessa.
Subito dopo “si incontrano” degli umani che stringono tra le mani un ramoscello di ulivo, simbolo della fine del diluvio e il ritorno alla pace. La base del mosaico è rappresentata da un albero privo di radici, sorretto da due elefanti.
Dalla descrizione delle differenti raffigurazioni, piuttosto articolate e complesse, si può comprendere quanto il mosaico, tuttora, sia di difficile decifrazione Resta quasi avvolto in un mistero che contribuisce a renderlo ancora più affascinante agli occhi dei visitatori.

http://www.otrantonelsalento.it/mosaico-otranto/

giovedì 20 dicembre 2012

un momento, scusa

The frog was a prince, the prince was a brick, the brick was an egg, the egg was a bird.
mi alzo presto, esco presto, così arrivo al lavoro presto e altrettanto presto me ne vado. di solito, parcheggio nel piazzale poco dopo le sette e trentacinque, e così anche stamattina: entro nel piazzale, parcheggio nel solito posto dove lascio sempre l'auto, guardo l'orologio: sono le 07:36. a questo punto, di solito, spengo la radio, spengo il motore, esco dall'auto, la chiudo col telecomando. ma oggi no, perché venendo al lavoro stavo ascoltando i genesis, e supper's ready non era ancora finita. avreste avuto voi il coraggio di interrompere l'assolo di hammond di tony banks, nella sua apocalypse in 9/8? io no, son rimasto là ad aspettare che finissero, as sure as eggs is eggs, con quel finale largo che a me ricorda la moldava di smetana, quando il fiume entra a praga: mi dà la stessa sensazione di maestoso e placido compimento - per contrasto mi viene in mente il finale roboante di the musical box, ma questo è un altro discorso, mente mia, restatene qui con me.

son rimasto in auto ad ascoltare, per gli ultimi tre minuti, col mio solito volume esageratamente alto, durante i quali non è arrivato nessun altro: purtroppo o per fortuna? che reazioni avrei suscitato, se mi avessero domandato come mai mi stessi trattenendo in macchina, ritardando la timbratura? aspettavo che supper's ready finisse.

ah. eh. (al massimo)

tutt'al più qualcuno avrebbe sorriso.

ma non è arrivato nessuno, e mi son congratulato da solo, per il mio omaggio alla mia idea di bellezza, il minuscolo sacrificio. spengo, esco, chiudo. entro, passo il badge. 07:40.

(enjoy)

giovedì 4 ottobre 2012

piccole meraviglie

...che si possono fare con due chitarre, la voce e una loop station



(certo, anche chiamarsi thom yorke aiuta)

lunedì 17 settembre 2012

RICORDO DI SCUOLA


Le maestre quella mattina avevano un’aria severa.
A scuola non si scherza e, quando in cattedra ci sono le suore, si scherza ancora meno.
Nonostante ciò, quella mattina, avevano riso.
Avevano chiesto ai bambini di cinque anni di svuotare le tasche: i giochi a scuola non si portano, fuori i malloppi.
L’umiliazione era di per sé notevole: minuscole bambole, orsacchiotti, macchinine, pezzi di lego, messi lì, nudi sui banchetti, a denunciare l”’immaturità” dei piccoli scolari.
Ma dalle tasche di quella bambina era uscito qualcosa di davvero inaspettato.
“Ma guardate questa – aveva esclamato ridacchiando quella più anziana – robe da matti, portare in classe lo spago dell’arrosto!”. E dopo aver mostrato il ridicolo reperto alla collega e a tutti i presenti, lo aveva restituito alla bambina.
Lei, zitta, aveva atteso pazientemente la chiusura del penoso siparietto.
Gli occhi bassi, apparentemente compunta, in cuor suo rideva più di loro.
“Le ho fregate - si diceva  - quelle non sanno che io, con il mio rotolo, mi ci costruisco un mondo!”.

I “Gomitolini” di Alex Pinna hanno inaspettatamente risvegliato in me il ricordo di quella mia prima intima rivincita.
Probabilmente già allora amavo l’Arte povera, ero sostanzialmente anticlericale e vivevo in una pericolosa realtà parallela.

Solo un  piccolo post leggero, per scusarmi della mia lunga assenza.

Ps. La seconda immagine è Baroque Minimalism di Dani Marti un vero virtuoso della corda!

giovedì 6 settembre 2012

Il bello del baratto


Il baratto è stato la prima forma storica dello scambio commerciale di beni, anteriore alle forme di scambio monetario.
Dall'avvento del danaro il baratto è sparito dalla economia dei paesi più “evoluti”, ciò ha spinto l'uomo a rincorrere la sua brama di ricchezza e l'avidità e la speculazione hanno caratterizzato l'economia degli ultimi decenni che ha favorito pochi individui a scapito dei più.

In questi anni siamo vivendo una crisi economica inaudita, gli Stati occidentali considerati più ricchi del pianeta per rincorrere la propria brama di ricchezza si sono indebitati e hanno interrotto il percorso di sviluppo portando irrimediabilmente (spero di no) il proprio paese verso una temibile povertà.

Mancano le risorse perché non circola più danaro e la gente comincia a riconsiderare la gestione economica della propria famiglia rinunciando ai beni essenziali rincarati a dismisura a causa delle speculazioni degli economisti mondiali e dalla incapacità di governanti mascalzoni.

Ma si sa, l'uomo ha mille risorse e in tutto questo marasma economico ha incominciato a riconsiderare l'uso del baratto, 4 anni fa un medico lucano ha pensato di farsi pagare in natura per andare incontro ai veri poveri che non si possono permettere di pagare le cure mediche.
A Firenze invece, notizia di oggi, si sono inventato un ristorante in cui si baratta la cena con l'oggettistica.
Già il nome la dice lunga, “l'è maiala”, espressione tipica fiorentina che esprime la difficoltà della situazione contingente.
Al momento della prenotazione gli avventori potranno preventivamente accordarsi su cosa, quanto e come barattare in cambio di una cena, il locale propone i tipici piatti della cucina popolare toscana, sempre gustosa e caratteristica a cui nessun turista può rinunciare.
Tra i generi accettati per lo scambio avranno priorità le primizie contadine della campagne toscane ma saranno ben accetti oggetti dell'artigianato locale, antiquariato e modernariato inclusi, bricolage e design, inoltre “gli utensili più belli” saranno esposti all’interno del ristorante.
“Questo proprio per rafforzare l’idea di «Ristorante concepito per la gente», quella gente che ha qualcosa da dire, da raccontare.
La fase più divertente da vivere a tavola sarà proprio quella di assistere a veri e propri momenti di “mercanteggio” pre e post-pasto, come avveniva un tempo nelle vecchie botteghe fiorentine”.

Non vi pare una gran bella idea?
Chissà perché ho la sensazione che tra non molto butteremo via minigonne, top e perizoma per tornare a vestire quei meravigliosi abiti rinascimentali ricchi di colore e di fascino di cui la moda di oggi ne è totalmente priva.
Sono convinta che se dovessimo portare il baratto in tutti gli scambi commerciali, anche internazionali, vivremmo con più serenità, più umiltà e più rispetto gli uni verso gli altri, finalmente riusciremo a scoprire la bellezza nelle piccole cose che oggi giorno ci sfugge e il nuovo Rinascimento rigenererà l'umanità intera.