Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

Visualizzazione post con etichetta film sperimentale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film sperimentale. Mostra tutti i post

mercoledì 19 ottobre 2011

Norman McLaren: Pen Point Percussion (1951) e A Phantasy (1949)

Norman McLaren (1914–1987) è stato un regista canadese di film d'animazione, nel realizzare i quali ha utilizzato tecniche diverse - dal disegno animato, alla pixillation (l'inserimento di attori veri in sequenze animate), all' animazione ottenuta con la carta ritagliata, alla stop-motion, all'elaborazione dei suoni mediante intervento diretto sulla banda sonora.

Proprio quest'ultima tecnica è il soggetto della lezione che McLaren impartisce con il brillante corto Pen Point Percussion (1951) qui di seguito, che vi segnalo a mo' di introduzione al suo lavoro.



Il film che però, oggi, vorrei dare come contributo al bottino è A Phantasy (1949) - una sinfonia sonora e visiva, caratterizzata da ritmo, colore e apparente inutilità della sperimentazione. Ma che a me provoca sempre emozioni positive.
Anche perché in questo momento abbiamo bisogno di immaginare, di giocare e di pensare fuori dagli schemi - guardando oltre la meschina, triste e grigia realtà quotidiana - altrimenti non ne veniamo più fuori.
Buona visione!

lunedì 6 giugno 2011

Sinfonie della città: Ruttmann e Goldenbeld

Walter Ruttmann (Francoforte sul Meno, 28 dicembre 1887 – Berlino, 15 luglio 1941) si avvicina alle problematiche avanguardiste del cinema di puro ritmo e astratto realizzando tra il 1919 e il 1925 cinque film, che genericamente intitola Opus (I-V), in cui fa muovere forme geometriche piane nella terza dimensione apparente, riuscendo così a creare l’illusione di cubi, sfere e parallelepipedi che «danzano» su tempi metronomicamente determinati, retti da musiche da lui appositamente composte. Esaurita la ricerca sul cinema astratto, ne applica i risultati sul ritmo nel documentario Berlin: Die Sinfonie der Großstadt(1927, 65min). Film muto, esso viene nondimento musicato con una partitura per orchestra a opera di Edmund Meisel, che potete ascoltare nella clip che vi propongo in questa sede.

Berlin: Die Sinfonie der Großstadt ritrae la vita della città di Berlino in uno stile semi-documentario, in cui le immagini sono montate senza alcun contenuto narrativo esplicito. Nonostante ciò, gli eventi del film sono disposti in modo da simulare il passaggio di un solo giorno (simulata da un assemblaggio di film girato durante il periodo di un anno) dall'alba al tramonto. Le sequenze sono montate sulla base di rapporti di immagine, movimento, punto di vista e contenuti tematici per un totale di cinque atti, e ogni atto è annunciato attraverso una scheda titolo all'inizio e alla fine. Presenti in tutti gli atti treni e tram, che costituiscono un elemento visivo e ritmico ricorrente e di raccordo tra le diverse parti del discorso visivo.


Ho pensato immediatamente a Ruttmann venendo oggi a conoscenza di un'opera presentata di recente a Milano. Akko Goldenbeld ha progettato l'installazione Stadsmuziek, ovvero un carillon in legno di grosse dimensioni collegato a un pianoforte, dove la partitura è costituita da un rullo che riproduce in 3D la mappa della città di Eindhoven nei Paesi Bassi. Le critiche mosse all'opera, pur apprezzata nell'originalità dell'idea, sono relative alla sonorità sgradevole ch'essa produce.

Per chi si occupa di etnografia dei luoghi, però, anche il suono che si genera da una mappa in 3D di una città è fonte di informazioni: possiamo mettere in relazione il suono prodotto con l'organizzazione degli spazi abitati e questi ultimi in relazione alle diverse scelte abitative ed esistenziali. Ovvero siamo in presenza di una sequenza sonora che è direttamente prodotta dagli spazi della casa e del lavoro di persone impegnate in diversi movimenti/attività/direzioni specifici e individuali, di contro alla frequente silenziosità della campagna e dell'ambiente naturale dove in gran parte i ritmi e la attività del quotidiano sono comunitari o si disperdono in spazi aperti.

La sonorità stessa così prodotta a me richiama metaforicamente - nella sua dissonanza - l'ambiente sonoro della città che non può non disturbarci, talvolta, ma che sempre è il riflesso dell'esistenza dei suoi abitanti. Per questa ragione, alla fine, a me anche questa assenza di una specifica melodia risulta gradevole: perché in essa - lasciandomi andare all'immaginazione - sento le vite e le anime di coloro che abitano un luogo. Una miriade di vite e anime diverse :-)

giovedì 21 aprile 2011

Len Lye: Rainbow Dance (1936) e Free Radicals (1958)

Len Lye (1901-1980) è stato un artista neozelandese conosciuto principalmente per i suoi film sperimentali. I suoi interessi per la pittura in movimento furono influenzati dall'arte maori e da quella delle popolazioni dell'area del Pacifico - presso le quali soggiornò come antropologo sui generis - così come da diverse culture africane.
Negli anni '20 Lye si trasferisce a Londra, dove comincia a fare film mettendo in relazione la pellicola - sulla quale interviene direttamente con ogni strumento possibile, dalle incisioni, al disegno, ai timbri, alla tecnica dello stencyl - con musiche tradizionali 'stranianti' di volta in volta africane, cubane, delle isole dei mari del sud.

Qui vi propongo la visione dei cortometraggi Rainbow Dance (1936), nato come film pubblicitario per le poste britanniche, e Free Radicals (1958-1979). Quest'ultimo, in particolare, per me è un concerto per gli occhi, e una scarica di ritmo nel corpo grazie alla musica africana della popolazione bagirmi.

Buona visione, e buona ascolto!