Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

sabato 14 maggio 2011

Giocose micro-composizioni leggiadre: Tonematrix di André Michelle

Che giornate, ragazzi! Il crash di blogger che piano piano si spera ripristinerà post e commenti, la sensazione di incompletezza e fatica in qualsiasi tentativo di promuovere un altro immaginario rispetto a un Grande Fratello o a un Amici, la constatazione della mediocrità della comunicazione propria di un'arena politica in cui i contendenti si rimbrottano con riflessioni che neanche bambini di 4 anni, le quali possono solo concludersi quando uno dei due dice 'specchio riflesso'! Che giornatine!


Bene, vi propongo qui un gioco per passare in leggerezza un po' di tempo del vostro weekend, e sperimentare - in modo a mio avviso gradevole e intelligente - la vostra sensibilità e creatività musicale.
Già alcuni mesi orsono, infatti, girovagando in rete ho trovato un'applicazione che di fatto è un piccolo sintetizzatore online: Tonematrix di André Michelle – tecnico audio che sul proprio sito raccoglie una serie di applicazioni di sua creazione.


Per creare le vostre ‘composizioni’ basta cominciare a selezionare quadratini a vostra scelta cliccandovi sopra. Questi, uno dopo l’altro, daranno origine alla vostra sequenza (= composizione) sonora che verrà suonata in loop.
Chiaramente è poco probabile che ciò vi trasformi di colpo in veri e propri compositori, ma confido che promuoverà in voi come ha fatto in me un po' di consapevolezza in più rispetto alle sonorità che ci sono più gradite e, pertanto, ci permetterà di scoprire un po' di più noi stessi.

Spero vi piaccia, così come quando l'ho scoperto ha fatto sorridere me. Buon weekend! :-)

giovedì 12 maggio 2011

Con le dita nei solchi. Approccio tattile all'incisione d'arte



Seguendo il tema affascinante delle mani, del tatto, dell’artigianato, ho pensato di raccontarvi questa mia personale esperienza di lotta al brutto.
In questo caso specifico, il “bello” o meglio ciò che io proponevo come “bello” e cioè le matrici delle stampe d’arte (17 metalliche e 1 lignea), erano accessibili a tutti, anche a coloro che avevano perso con gli anni o con la malattia alcune ”abilità”: la vista per esempio, o la fermezza nel tatto, o ancora la voglia di capire…
Questo esperimento faticoso e controvento non mi ha certo reso famosa, ma giuro per qualche tempo mi sono sentita fiera!

Lo ammetto, se non fossi stata educata al rispetto delle regole sarei una selvaggia.
La fruizione di ciò che è bello passa per me attraverso i cinque sensi e il fatto che nella maggior parte delle occasioni ci sia negato l’uso del tatto mi provoca continue mortificazioni estetiche.
Non possiamo toccare quasi nulla: la frutta esposta, le persone con cui parliamo, figuriamoci le opere di scultura e di pittura!
La mia frustrazione ha avuto uno sfogo positivo quando lo scorso anno ho avuto l’opportunità di organizzare una mostra. Il mio io, intimo e animalesco, voleva un’esposizione in cui tutti potessero allegramente smanacciare le opere. Ma come fare, cosa esporre? Alla fine grazie a una serie di circostanze fortunate sono andate in mostra diciotto lastre incise (a rappresentare nove diverse tecniche della stampa originale: acquaforte, bulino, maniera nera, punzone, puntasecca, cera molle, acquatinta, tecnica mista, xilografia) e i corrispondenti 18 fogli.
Il titolo dell’evento “Ad occhi chiusi. Percorsi tattili nell’incisione contemporanea” suggeriva esplicitamente ai visitatori un approccio fisico alle lastre che, ormai biffate (cioè rese inservibili perché arrivate a fine tiratura), non avrebbero risentito di tante “carezze” più o meno leggere.
All’inizio si era tutti un po’ timidi. Le signore sfioravano il legno o il metallo, appena appena, con l’unghietta laccata; altri “No no, non è il caso, mi basta guardare”; altri ancora “Ma io questi autori già li conosco, me ne hanno regalati due e li ho ancora nel cassetto” e, infine, quelli che più adoro in assoluto: “Ma quanto valgono?”. E io, un po' in ansia: “Ma no, non distraetevi! Buttatevi, siate maleducati anzi siate ineducati, lo so che volete farlo! Toccate, toccate e capite!!”.
Dopo circa mezz’ora: il decollo! “E’ vero, è vero senti i puntini piccoli piccoli del punzone”; “Ma guarda, è vero, il bulino è proprio un taglio, la puntasecca un graffio”; “La maniera nera, che cos’è? Sembra carta vetro…”.
La frase più ricorrente “è vero”, a esprimere la sensazione di realtà che solo il tatto può conferire: se non vedo non credo. Soprattutto: se non tocco (ci insegna san Tommaso) non credo!
Sotto le dita, grandi maestri: de Maistre, Costantini, Rocco, Dal Pra, Donna, Guasti, non più solo guardati ma anche umanamente toccati, una sorta di dietro le quinte, una sorta di dietro al foglio.
E dietro al foglio c’è la matrice, lastra o tavola che sia.
La matrice che parte liscia liscia e poi, a seconda dell’autore, viene lavorata con gesti calmi e misurati, o impetuosi, quasi violenti. C’è chi la gratta, la punge, la raschia; c’è chi la disegna con fare leggero e lascia che sia l’acido a scavare i solchi; chi vi ritorna sopra, continuamente modificando, rifacendo, correggendo.
Poi, concluso il lavoro duro, l’inchiostratura, data per bene, col tampone e con le mani, spingendo con le dita il liquido scuro nei solchi più minuti, o al contrario nel caso della xilografia, stesa delicatamente con il rullo a toccare tutte ma proprio tutte le creste lignee.
Infine il passaggio al torchio. Piano piano…
E la sorpresa finale, ecco esce il foglio… è nata la stampa, la prima copia, la “pda”, seguiranno poche decine, non di più.
Come sono venute? Bene?… Aaah meno male! Perché altrimenti… immaginate a dover rifare o anche solo ritoccare tutto?… Al solo pensiero…. Mi compro un poster.

I fortunati visitatori di allora (non molti in verità!) alla fine del percorso erano autorizzati a riposare le mani e invitati a guardare e ascoltare due video.
Uno, su Xavier de Maistre, sopraffino aristocratico acquafortista piemontese che gioca con il figlio ad incidere un suo soggetto classico: il grande albero con gli uccelli.
L’altro, che vi lascio qui, di Sisetta Zappone, impetuosa sperimentatrice e contaminatrice fiorentina, in mostra con “La mappa d’Oltrarno nello specchio dell’anima mia” e qui impegnata nella realizzazione di un essere mostruoso.



1. Voi avete mai pensato di poter trovare un’amica su Secondamano? Io ho conosciuto così la collezionista ed esperta di acquaforte per cui ho lavorato due anni. Senza l’aiuto di Giuliana, che ha tenuto per me i contatti con i prestatori privati e con le gallerie, non avrei mai potuto dare vita a questo progetto un po’ folle. Il suo sito è in rete: www.acquaforte.it. Qui trovate le spiegazioni sulle varie tecniche e molto altro.
2. So bene che esistono “poster” magnifici.

mercoledì 11 maggio 2011

Tersicore e i Momix

In un particolare impeto creativo oggi mi vedete postare per ben due volte un po' per  rimediare ai giorni di assenza da questo blog.
Inoltre, ho idea che qualcuno potrebbe essersi fatta su di me l'opinione di una donna proiettata nel passato, "una antica" visto gli argomenti dei miei post.
In questi giorni, come gia segnalato sono impegnata nell'opera lirica di Giuseppe Verdi "Aida" e durante la scena trionfale del secondo atto,  il corpo di ballo del Maggio partecipa allo svolgimento dello spettacolo danzando simulando una battaglia fra gli Etiopi e gli Egizi in cui questi ultimi risultano vincitori.
Questi ragazzi ballano a mezzo metro di distanza da me e credetemi, vederli da vicino danno un'altra emozione, corpi seminudi, colorati e truccati, i muscoli che si tendono e le scarpette che stridono sul pavimento per via della pece che si strofinano per aderire meglio al palcoscenico, decisamente sono molto coinvolgenti.
Così stasera mi sono venuti in mente i Momix, una favolosa compagnia teatrale di ballerini illusionisti che sicuramente molti di voi conosceranno.
Questo è un gruppo molto creativo che sotto la direzione di Moses Pendleton gira tutto il mondo riscuotendo indiscussi successi internazionali.
Le loro coreografie sono di una eccezionale inventiva e bellezza perchè con il corpo riescono ad evocare un mondo di immagini surreali utilizzando costumi speciali, attrezzi inusuali, ad esempio ballano attaccati a delle corde o elastici per ammorbidire i loro salti e creano movimenti particolari in un gioco di luce ed ombra.
Eccoli per voi "Momix, Lunar Sea"

il barbiere di siviglia

Visto il gradimento che ha avuto il mio post sulla "linea", vorrei portarvi nuovamente  indietro nel tempo negli anni '60,  in quel periodo in cui bastava molto poco per divertire e quello che trasmettevano in tv era sempre di alto livello.
Vi ricordate Calimero il pulcino nero?
Era il personaggio sfortunato della pubblicità di un detersivo, un piccolo pulcino che caduto nel fango si sporca, diventa tutto nero ed è irriconoscibile dalla madre, vive perciò tante avventure in cui è oggetto di scherzi cattivi da parte degli altri animali.
Faceva tenerezza tanto era indifeso e pure bellino fino a quando l'olandesina lo mette in lavatrice o nella tinozza per lavarlo e ne viene fuori tutto splendente, fa pensare alla favola del brutto anatroccolo di Andersen.
Vi posto un video sempre a me affine in cui Calimero suona il violino nell'orchestra della fattoria.
(purtroppo la qualità del video è molto scadente)

più che un post, una comunicazione di servizio

ho fatto caso a una cosa: dopo un inizio sfolgorante, in cui più o meno tutti hanno postato qualcosa, il ritmo di produzione dei post è calato, e sono due giorni che nessuno posta niente, e pure l'ultimo post è stato preceduto da due giorni di pausa.

ovviamente, tra i nessuno che posta ci sono anch'io, e da parte mia ho da dire che non mi è venuto in mente nulla di bello da rubare e portare alla pubblica attenzione. ma so anche che se la mente non è orientata al bello da avvenimenti esterni, difficilmente riesce a produrre bellezza da sola - a meno di non essere artisti, ma possiamo poi essere certi che l'osservazione della realtà non sia sempre la prima molla che spinge verso la creazione artistica?

allora riformulo la mia giustificazione: in questo momento, nella mia vita non c'è sufficiente bellezza per poterla condividere; ovvero c'è, ma è di natura così privata che me la tengo per me per motivi (credo) ovvi di riservatezza; ovvero ancora c'è, ma è sopraffatta dall'incedere del brutto a cui abbiamo dichiarato di voler resistere.

esempio: venerdì 6 ho aderito allo sciopero indetto dalla cgil; ho partecipato alla manifestazione regionale a terni, c'era una bella atmosfera. nessuno era solo, anche se magari, come me, non era venuto in gruppo insieme a qualcun altro, e sicuramente trovavi qualcuno con cui scambiare due parole, perché sentivi che chiunque là condivideva le tue stesse angosce e aspirazioni, lo stesso sgomento di fronte a una situazione assurda. i rappresentanti hanno parlato dal palco, tutti hanno detto cose giuste e condivisibili con toni pacati ma fermi, il modo giusto di farsi notare secondo me. s'è cantato, alla fine, bella ciao, vabbè, perché ci hanno tolto il gusto e anche il diritto di cantare bandiera rossa, e poi e poi e poi, ma comunque su bella ciao non si discute.

poi? faceva caldo, io mi son preso un gelato e son tornato a casa mia, con una sensazione addosso di incompletezza, vorrei dire di incomprensione. pensando in grande, a chi avrei potuto affidare il mio sentimento, che pure era così condiviso, chiaro e palpabile in tutta la piazza (diecimila secondo gli organizzatori, la metà secondo la questura, secondo copione)? di chi mi potrei fidare al punto di delegarlo a rappresentare questo mio sentimento là dove la mia voce dovrebbe essere portata (leggasi: le amministrazioni locali e nazionali)? alla domanda non è seguita alcuna risposta. ecco un esempio per me lampante di bellezza tradita.

e ho fatto caso che molti che conosco e so che la pensano più o meno come me, in questi giorni sono presi dallo stesso sentimento. è lo stesso anche per gli altri ladri? coincidenze? sincronicità? chissà. so che il brutto che incede agisce come il nulla nel regno di fantàsia: ingloba i colori e rende tutto grigio, cominciando dai colori delle anime più sensibili. ma se ci guardiamo indietro, la bruttezza è arrivata fin qua un passo alla volta: con arroganza, sì, ma anche con gradualità, e si è insinuata nella vita di tutti i giorni finché chi è meno dotato di spirito critico l'ha accettata come l'unica realtà possibile.

e allora, proprio come la bruttezza e i suoi alfieri, dobbiamo non solo resistere, ma anche incedere noi stessi, proporre bellezza anche quando siamo stanchi e demotivati, anche quando ci sentiamo disgregati, sradicati, soli.

chiudo con uno spezzone di film molto simbolico e nonostante le apparenze, per nulla triste. la fine di un mondo consumistico e irragionevole è da auspicare, magari non necessariamente facendo saltare tutto per aria. spiace per chi non sopporta i pink floyd ;-)

Zabriskie Point Ending from Millennium People on Vimeo.



(se a qualcuno questo post non piace o lo ritiene inopportuno, si prenda pure la libertà di cancellarlo, non me la prenderò).

la post-illa è sparita nel buco nero del blackpout di blogger, e allora la rifaccio, e ci inserisco anche la risposta al commento di simonetta, sparita pure lei: non c'è meraviglia che io ami questa donna, visto che si conferma il migliore carburante per le mie idee.
infatti, a seguito del suo commento ho fatto un'autocritica alla mia pigrizia per non aver cercato di evitare l'insulto di un'inserzione pubblicitaria nello spezzone di un capolavoro cinematografico: superando quella pigrizia, che pure nel post deprecavo, ho trovato nella rete una versione sostanzialmente identica del filmato che mi interessava proporre, ma senza la pubblicità che compare su youtube. dobbiamo costantemente vigilare anche su noi stessi per non cedere al mainstream che si fa complice e portatore della bruttezza e del suo incedere.

lunedì 9 maggio 2011

L'artigiano la cui mano fa ciò che il cervello le dice

Qual è la differenza tra arte e artigianato? Che cosa definisce l'arte e ciò che non lo è? Per me l'artista è colui che, competente per studi e per esperienza di una certa tecnica, si confronta con i canoni di una tradizione e li declina personalmente secondo il proprio gusto operando uno 'scarto dalla norma' in cui lui stesso, e altri - beneficiari del suo lavoro anche solo come spettatori - proveranno godimento nell'opera ch'egli produce.
Girando sulla rete mi sono imbattuta in questo artigiano, che fa un discorso sul proprio lavoro in cui risuonano molte riflessioni che sento sulla stessa lunghezza d'onda delle mie. Che parla di manualità, di energia, di mestieri che stanno scomparendo come perdita per la società e per l'umanità, non solo per chi perde la possibilità della propria sopravvivenza.
La sua passione per l'argomento si rispecchia pure nel linguaggio colorito che usa - malgrado addirittura un'apologia di reato che ovviamente non sostengo e che lui stesso dice en passant come provocazione più che come intenzione reale (basta guardare altri suoi video per rendersi conto dell'onestà intellettuale e concreta in cui agisce nella sua vita).
Sperando quindi che nessuno si offenda, condivido il suo discorso con voi.
Buona visione!


sabato 7 maggio 2011

Strani frutti


Strange fruit, qui in una versione live dei primi anni Cinquanta, fu cantata per la prima volta da Billie Holiday nel 1939. Scritta dall'insegnante comunista ebreo newyorkese Abel Meeropol dopo aver visto una fotografia del linciaggio di due neri delle piantagioni del Sud, fu pubblicata sotto falso nome prima sul New York Teacher e poi sul giornale filo-marxista New Masses. Come si legge sul sito Antiwar Songs "Strange Fruit metteva le parole ed una faccia sugli orrori che subivano gli uomini neri in America. [...] Nei decenni la canzone, che il grande critico Leonard Feather aveva chiamato 'la prima significativa protesta in parole e musica, il primo lamento non tacito contro il razzismo', era scivolata nel limbo, ricordata solo dagli appassionati di jazz, dai fans della cantante e dai veterani dei diritti civili. Strange Fruit invece è stato un momento importante, se non fondamentale, perché combinava elementi di protesta e di resistenza al centro della cultura musicale dei neri, avviando un processo di riappropriazione delle origini africane e del culto della diaspora reso manifesto anni dopo dal be bop e soprattutto negli anni '60 dal free jazz. Pochi si erano azzardati a cantare Strange Fruit prima che la Holiday la trasformasse in palese denuncia. Charles Mingus, un altro gigante del jazz, disse: 'cambiò la mia idea su come una canzone possa raccontare una storia. Quella canzone è lì per dire ai bianchi cosa fanno di sbagliato riguardo la razza'."
Ascoltandola sono sempre stata colpita dal contrasto terribile tra la bellezza del testo, della musica e della voce di Holiday e i fatti ai quali Strange Fruit si riferisce. La dedico, nell'anniversario della morte, a Mabruka Mamouni, suicida nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, e a tutte le altre vittime del razzismo istituzionale italiano.

la più bella parola

Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Sono armi e carezze. Ci sono parole dense, lunghe, brevi, colorate, musicali, stonate, assenti, allegre, ruvide, morbide, succose. Ci sono parole che hanno tanti significati, e significati che hanno tante parole. Le parole sono brutte. Le parole sono belle.  E poi c'è la più bella parola.
La mia parola è diventata più bella una notte buia e tempestosa (!) che sembrava non sarebbe mai finita, ed invece puntualmente un nuovo giorno si affacciò alla finestra e illuminò il senso di molte parole, Speranza, Cura, Guarigione, Fiducia, Ridere, Meraviglia, Possibile, Vita, Mare (vabbè, il mare lo ficco sempre dappertutto:),  eccetera,  eccetera. Ma la più bella di tutte è
(foto di Howard Schatz elaborata da me)

Domani  è una parola evocativa ed immaginifica, proietta il il tempo in un giorno che ancora non esiste  ma sta per essere vissuto, consumato, rinnovato. E' un progetto che si consolida e modifica istante dopo istante.
Domani  ha il profumo di una gemma pronta a schiudersi al primo bacio di un raggio di sole,
                  ha il sapore di una promessa che reclama d'essere ripetuta,
                  ha i colori della tavolozza di un pittore che sta per dipingere il mondo,
                  ha la voce delle onde che si rincorrono si tuffano si modificano e tornano.
Domani è la forza di un salto audace nella speranza,
                 è il fremito di un ricordo che deve ancora avvenire,
                 è l'alba azzurrina che s'arrampica sui cornicioni di casa,
                 è il sole che ammicca e si fa largo a gomitate tra le montagne appena la notte si addormenta...

e poi vuoi mettere rimandare a domani quello che puoi anche non fare oggi? :))





a proposito, se Domani comprassi l'azalea dell'AIRC, faresti una bella cosa :)
(clicca sull'immagine per trovare la  piazza)












(ps. e che nessuno se n'esca che domani non è bello perché scade la bolletta del gas, non m'imbrogliate! Domani è domenica:)