Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid
Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce
sono incappato in questo video quasi per caso, stavo cercando un altro pezzo di davis, dallo stesso album, che però in internet non è disponibile. lo avevo visto a suo tempo, ma non me lo ricordavo, e rivisto oggi, ci trovo una sorta di summa del davis-pensiero: c'è il suo rapporto con lo strumento, cosa che lo accomuna con altri musicisti che con il proprio strumento hanno una relazione estremamente fisica (ieri guardavo con simonetta un filmato di keith jarrett, un altro che tratta il pianoforte come se fosse vivo); c'è il suo sguardo (il primo piano dell'occhio di davis a 0'25" somiglia pericolosamente a quello del t-rex di jurassic park) che tutto controlla e discerne ed è il fulcro della sua qualità di leader, che non viene mai meno, come quando simbolicamente si mette la tromba in spalla a 2'04", quando comincia l'assolo di john scofield, come a significare una tregua armata e solo temporanea dal suo personale impegno nel pezzo; c'è infine la coesistenza di più forme artistiche, l'una che scolora nell'altra, la sparizione fisica della tromba che viene rimpiazzata da forme e colori in movimento, che comunque davis controlla sempre con le sue mani - e non dimentichiamoci che davis è stato anche artista figurativo.
purtroppo non è possibile incorporare il video nel post, quindi ne lascio il link qua, con il solito augurio: enjoy.
l'altro ieri stavo mentalmente riascoltando so what, indiscusso capolavoro del divino miles, da kind of blue (1961) che, come spesso è capitato per gli album di davis, ha segnato una svolta nella musica contemporanea e ne è stata una pietra miliare. una cosa del genere: da qui in avanti le cose non potranno più essere le stesse.
kind of blue è semplicemente un album perfetto, dove tutti i musicisti erano in stato di grazia e hanno dato il meglio di sé sotto la guida esperta di davis, di cui continuo a pensare che il miglior talento fosse quello di riunire le menti migliori in circolazione. ma al di là di questo, che comunque è un merito oggettivo del divino, mi domandavo: che cos'è che mi fa apprezzare davis più di ogni altro?
l'immagine riporta la trascrizione delle prime sedici battute di assolo di davis (a partire da 1'31") e di coltrane (da 3'26") in so what: due maestri indiscussi, ma che diversità di stile! tanto sobrio e minimale l'uno quanto logorroico l'altro - la differenza è apprezzabile già a livello visivo, si veda quanto più nera è la trascrizione di coltrane. io coltrane lo amo, ma davis (forse si sarà capito) lo adoVo, e proprio per quello che non dice.
è vero, davis è passato alla storia come il musicista che ha più sbagliato nella storia del jazz, ma se da un certo punto in avanti ha scelto di rendere il suo stile più asciutto e sobrio, non è stato per incapacità: è stata una scelta meditata, di chi sa, ma non sente di doverlo necessariamente dimostrare. in altre parole, davis sarebbe stato capacissimo di fare un assolo come quello di coltrane, ma ha preferito suonare la metà delle note, lasciando spazio alla meraviglia e all'immaginazione.
e anche nella vita, quanto di più ammiro coloro che non stanno continuamente in vetrina, quelli che ti danno solo un indizio di sé e lasciano il gusto di scoprire le proprie profondità solo a coloro in grado di cogliere una sfumatura, una citazione, un rimando. un po' come quando renée getta l'amo le famiglie felici sono felici tutte allo stesso modo e kakuro coglie la citazione e gliela completa.
non è snobismo, non è spocchia: non tutto è per tutti. possedere la capacità di apprezzare la bellezza presuppone una profondità d'animo sufficiente per farlo, e l'anima è tanto più sensibile quanto più ci si addentra nelle sue profondità. negli strati più reconditi dell'animo umano si entra in punta di piedi e chiedendo permesso, parlando a bassa voce; gran parte dell'umanità si muove invece, per abitudine, come un ippopotamo alla carica. c'è bisogno di difendersi da questo, se necessario nascondendo ciò di cui si è più gelosi, ma anche orgogliosi. sì, c'è il rischio di dare di sé un'impressione incorretta; ma solo ai più superficiali.