mercoledì 25 gennaio 2012

Quando il vetro e il mare s'incontrano...

Amo molto il mare e, quando posso recarmici, riesco a dedicare tempi infiniti al raccogliere sulla battigia 'preziosi' vetrini (ovvero i residui di pezzi di vetro erosi dall'acqua salata) - che poi utilizzo nelle composizioni più disparate che mi passino per la mente.




La storia di oggi è quella d'una spiaggia seminascosta tra gli scogli che - a partire dagli anni '40 - i cittadini di Fort Bragg, in California, avevano cominciato a utilizzare, con estrema noncuranza, come discarica privata. Con il passare degli anni e l'accumularsi di rifiuti di ogni tipo, la caletta era stata soprannominata proprio "The Dumps", ovvero "La discarica".

Dal 1967 la North Coast Water Quality Board chiuse la spiaggia e cominciò a ripulirla. Il problema erano però le migliaia e migliaia di pezzetti di vetro, i quali - a quanto pare - si mostravano particolarmente difficili da raccogliere.






Per tale ragione, essi furono lasciati lì, e - sottraendo gli altri materiali - divennero l'unica presenza 'altra' (=non naturale) di quella spiaggia. Ma la continua erosione delle onde su quei frammenti li rimodellò, li pulì e li fece brillare - d'una luce così intensa che la spiaggia divenne scintillante.

Una bella lezione da parte della natura, che quasi sembra riprenderci - come una madre affettuosa di bambini un po' discoli - per farci capire che dobbiamo avere cura di lei come lei ce l'ha di noi, donandoci ancora cose così incantevoli proprio malgrado l'uomo l'avesse deturpata con i propri rifiuti.




Oggi la spiaggia - il cui nome è divenuto proprio Spiaggia del vetro (The Glass Beach) - è un'attrazione turistica controllata dal California State Park System, che sta tentando di trasformare il luogo in parco nazionale.
Noi facciamo il tifo perché ci riesca, vero? ;-)

8 colpacci:

Bellissimo! Che poi a me piace un sacco in spiaggia raccogliere i pezzetti di vetro colorato e smerigliato dalle onde e vedere quante tonalità diverse di colore riesco a mettere insieme ;-)

è sicuramente una cosa particolare ma chissà come sarebbe stata bella quela caletta al naturale.

Eccome, facciamo il tifo sì!
Che effetto ottico meraviglioso... figuriamoci che sensazioni stupende vedere dal vivo questi piccoli monili incastonare la spiaggia!
Meno male che si sono ravveduti, sarebbe stato davvero un peccato mortale lasciare questo splendore soffocare dai rifiuti.
Anche io li raccolgo, quando sono particolarmente belli, ed ho in mente di farmi fare degli orecchini policromi. ;-)

Facciamo il tifo sì, per questa spiaggia che di fatto è diventata un caleidoscopio. Caleidoscopio? Sbaglio o era una delle parole papabili per il nome da dare al blog?

@Ginevra
Telepatici per l'incipit, eh.

@ Alberto
:-D Sì, lo era.

Assolutamente sì. In fondo l'uomo - anche se non sempre - sa aggiungere bellezza alla bellezza della Natura. In questo caso però non è stata la mente dell'uomo, pur capace di costruire cattedrali gotiche, ad aggiungere bellezza a bellezza, ma la natura a sfruttare la noncuranza, per non dire la stupidità, dell'uomo per trasformarla appunto in bellezza.

Cristina! Che chicca questo post e quante suggestioni ci offre!! Io seguo Ambra e anzi esagero un po'! Madre Natura si riprende ciò che era suo, la sabbia da cui nasce il vetro, e con un filo di ironia dà all'uomo l'ennesima prova della sua inesauribile creatività.

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