Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

lunedì 3 giugno 2013

la grande sòla



ce l'avevamo, in squadra, un blogger esperto di cinema...? nel dubbio, mi esprimo io.

come ha detto qualcuno da qualche parte, l'arte serve a porre domande, non a dare risposte; in questo senso, la grande bellezza è sicuramente un film d'arte perché, da quando siamo usciti dal cinema e fino al giorno dopo, simonetta ed io non abbiamo fatto che cercar di dare le risposte a tutti gli interrogativi con cui siamo rimasti al termine della visione.

la prima impressione è stata che sorrentino si sia proposto da solo una quindicina di tracce di temi da svolgere, con solo due ore di tempo per farlo: tanti gli argomenti, gli spunti, le suggestioni, ma niente che arrivi mai a compimento: personaggi la cui personalità rimane appena abbozzata, episodi che godono di ampia sottolineatura e che rimangono invece avulsi dal resto della storia (quale storia?), inizi che non trovano mai svolgimento, tanto meno fine.

molti i richiami a fellini, ma più come citazione accademica (la giraffa!) che come similitudine di atteggiamento: fellini contemplava la stessa roma cafona di sorrentino, cinquant'anni prima, ma con occhio più ammirato e meno smaliziato. in fin dei conti, fellini poteva dire che la dolce vita l'aveva solo descritta, mentre ho l'impressione che sorrentino ne sia (stato) più coinvolto - e fellini ha sempre conservato un atteggiamento provinciale, nel senso di non-mondano, nel guardare le cose del mondo.

del resto, roma ha sempre costituito un miraggio per chiunque provenisse da fuori: possiede il fascino della metropoli, della città dove succede sempre qualcosa - e chissà cosa succederà mai, a roma, che non possa succedere anche in provincia? forse solo le stesse cose, ma su scala metropolitana, appunto. il protagonista del film, jep gambardella (il solito, enorme toni servillo) non sfugge a questo equivoco, e giunge a roma animato dall'ambizioso intento di diventarne protagonista, salvo invece trovarsi ad esserne fagocitato.

lo troviamo quarant'anni dopo il suo arrivo in città, sessantacinquenne, nel giorno del suo compleanno, al centro di una festa triviale e sguaiata, attorniato da esempi di disfacimento, più che di decadenza: su tutti, una serena grandi che accetta di fare la parodia di se stessa (ma un po' tutto il film è un continuo entrare e uscire dai personaggi: la ferilli che non si arrende al tempo che passa e a 42 anni (tte piacess'!!) fa ancora la spogliarellista, antonello venditti nel ruolo di se stesso...), smisuratamente ingrassata e devastata dalla chirurgia (in)estetica, addirittura colta nell'atto di farsi un paio di strisce, reato per cui rischiò anche la galera (fu prosciolta). mondano in maniera riluttante, ma solo in apparenza: in realtà ben cosciente della propria e della altrui inconsistenza e incapacità di incidere sul mondo reale, che appare talmente distante dall'alta borghesia intellettual-radical chic qui rappresentata da non comparire affatto, nemmeno inquadrato per sbaglio. forse scosso da alcune morti che gli avvengono vicinissime, senza peraltro sfiorarlo, comincia a porsi domande sul senso della vita e della sua esistenza in particolare, a cui non sa rispondere da solo e nemmeno trova modelli convincenti a cui domandare, finché non incontra la suora missionaria 104enne (la santa) che dorme per terra e mangia solo radici, che aveva apprezzato il libro (unico) di esordio di gambardella e che gli domanda per quale motivo non avesse più scritto altro, nonostante l'inizio sfolgorante. jep risponde di aver sempre cercato la grande bellezza, ma di non averla mai trovata; la suora replica con una frase a effetto che, a quanto pare, qualche effetto lo sortisce e gambardella (ri)parte per un viaggio alla ricerca del sé, se non del tempo, perduto.

la parola più ricorrente nei dialoghi del film è delusione, con i suoi derivati deluso, deludente, e non credo sia un caso; è deluso di se stesso gambardella, che era nato per - anzi, condannato a - la sensibilità, come dice di se stesso all'inizio del film, ma si ritrova, decenni dopo, insoddisfatto e inaridito, per aver scambiato le sue potenzialità di scrittore con il piatto di lenticchie della mondanità; è deluso romano, il personaggio di carlo verdone, perché forse sperava di veder amplificate nella grande città le sue (scarse) potenzialità di autore, potendo raggiungere un pubblico più ampio e forse meno superficiale, ma deve arrendersi all'evidenza che amplificare la mediocrità significa solo rendere più rumoroso il proprio fallimento, eccetera. ma sono deludenti alcuni stessi elementi del film: ramona, il personaggio di sabrina ferilli, che come sempre non sa parlare romano - ma in questo caso sorge il dubbio che il perfido sorrentino lo sappia bene e ne approfitti per i suoi scopi - e che sembra affacciarsi alla trama del film per diventare salvifico, con la sua apparente, ingenua purezza, risulta in realtà di spessore pressoché nullo e nemmeno la morte gli conferisce dignità; il consolabile vedovo della ragazza, poi donna, che in realtà per tutta la vita ha amato solo gambardella, va ad informare il medesimo della morte di lei e di questa sua ossessione: lo ha letto nel diario di lei, che forse potrebbe contenere qualche risposta, ma lo stolto lo ha distrutto, e nonostante avesse dichiarato, in gramaglie, che avrebbe vissuto nell'adorazione eterna dell'amata che non lo corrispondeva, in realtà ben presto cerca di rifarsi una vita (qualsiasi) con una donna dell'est molto più giovane di lui (e qui il cliché è consentito); la frase della suora 104enne: lo sa perché mangio radici? perché le radici sono importanti è forse la frase più banalmente retorica che si poteva mettere in bocca a un qualsiasi personaggio: in bocca a quello che dovrebbe suggerire al protagonista una svolta verso un recupero etico, fa semplicemente cadere le braccia; la stessa "svolta" non sta in piedi e non ha alcun senso reale: cosa spera di trovare gambardella tra le pietre del suo paesello di origine che non si porti già dentro di sé? se hai smarrito il senso della grande bellezza che dici di non aver mai trovato, è perché non l'hai cercata; ma perfino la recitazione di alcuni, compreso lo splendido protagonista, sembra perdere smalto via via che il film procede. e man mano che analizzavamo insieme tutti questi elementi del film, cercandone il possibile senso, mi sono sempre di più convinto che tutto questo non fosse casuale.


io credo, penso, spero, auspico che sorrentino abbia fatto un film deliberatamente deludente: che abbia impiantato questa enorme messinscena non per dare un suo punto di vista moralista e moralizzatore rispetto a uno stile di vita vacuo, che peraltro da sempre si autocondanna, ma per dare modo a ciascuno (che ne sia in grado) di riflettere su se stesso e sulla propria esistenza, in modo da accorgersi della bellezza che ci si trova davanti agli occhi - magari cambiando semplicemente punto di vista. e d'altra parte, la prima chiave di lettura sorrentino ce la fornisce all'inizio del film, con la citazione di céline che viene mostrata in apertura: viaggiare è molto utile, fa lavorare l'immaginazione, il resto è solo delusioni (guardacaso) e pene. il nostro viaggio è interamente immaginario, è là la sua forza. come anche dire che se perdi immaginazione, perdi forza. la giraffa è palesemente finta, realizzata in cgi: ma d'altra parte è un trucco e non è mai stata lì - ma basta esserne consapevoli per ribaltare la prospettiva: il trucco, il tranello, non è la sparizione della giraffa, ma credere che la giraffa esista. un'altra chiave di lettura, a mio parere, è il personaggio del custode delle chiavi dei più bei palazzi romani, dove la bellezza viene disvelata in tutto il suo splendore, senza infingimenti né orpelli: quando ramona gli chiede: "come mai hai tutte queste chiavi?" lui risponde: "perché sono un tipo affidabile". come dire che la vera bellezza va affidata solo alle mani di chi la sappia rispettare e conservare.

infine, al cinema è successa una cosa curiosa: quasi tutti gli spettatori sono rimasti fino a che non è scomparso l'ultimo dei titoli di coda, che scorrevano sopra le immagini di una roma che si risveglia all'alba, vista da un battello sul tevere, in una luce che quasi ti faceva sentire il profumo dell'aria del mattino: la bellezza è là dove è sempre stata, basta solo guardarla da un altro angolo, in un momento in cui non siamo immersi nelle nostre meschinità quotidiane.

giovedì 30 maggio 2013

La bellezza di Franca Rame

Guardo (per mia fortuna) pochissimo la televisione, per non dire mai. Così solo da un sito, Globalist.it, ho appreso che in occasione della morte di Franca Rame, avvenuta ieri a Milano, un servizio della giornalista Carola Carulli mandato in onda nel Tg2 delle 13, l'ha ricordata così: "Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un'attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante, chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione". Questa lettura mi ha suscitato delle amare riflessioni che vorrei condividere qui, in questo spazio dove si parla di "bellezza". Nella rievocazione del Tg2 lo stupro sembra quasi una conseguenza della bellezza di Franca Rame - per di più "ostentata" e "utilizzata" - e si omette di dire che i mandanti del sequestro e dello stupro furono alcuni ufficiali dei carabinieri della Divisione Pastrengo di Milano e che a compierlo furono cinque esponenti di estrema destra. Franca Rame andava punita per la sua attività politica nelle carceri con Soccorso Rosso, per essere la compagna di Dario Fo, ma soprattutto per essersi esposta pubblicamente sull'omicidio di Giuseppe Pinelli prima recitando in Morte accidentale di un anarchico e poi firmando insieme ad altri/e, nel 1971, la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso in cui si chiedeva la destituzione di alcuni funzionari, ritenuti artefici di gravi omissioni e negligenze nell'accertamento delle responsabilità circa la morte di Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana.

mercoledì 29 maggio 2013

CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

Cari Ladri e Amici,
faccio seguire al post di Marco così intenso e toccante, questo racconto.
L'ha scritto un bambino vero, di nove anni.
Io l'ho lasciato così come mi è arrivato. Mi ha colpito al cuore (ma anche alla testa) e mi ha dato una grande forza.
Spero faccia anche a voi lo stesso benefico effetto.


Ciccio puzzolo
  
Ciccio puzzolo era un uomo molto simpatico , simpaticissimissimissimo ma anche molto saggio . Ciccio puzzolo viveva con sua moglie Lolla .
Avevano fatto 2 bambini:
uno di loro si chiamava Lollilloi, un bambino molto vivace (il fratello maggiore),
e l’altro si chiamava Spiripuzzolo , un bambino molto calmo(il fratello minore).
Ciccio puzzolo di lavoro faceva il giornalaio e il suo giornale che vendeva tutti i giorni si chiamava “Il quotidiano del pomeriggio”.
Ciccio puzzolo abitava in una via di nome “via delle api dal 1889” vuol dire che quella via c’era dal 1889.
Anche sé quella via era molto vecchia,in primavera e in estate crescevano molti fiori come tulipani e volavano uccelli come rondini gazze ladre volavano anche uccellini come cinciarelle, cinciallegre e si sentivano i cinguettii degli usignoli.
Ciccio puzzolo amava tantissimo gli spettacoli di burattini e marionette i film di avventura i film western i pic-nic l’arte l’antropologia l’archeologia la scienza la matematica la lingua italiana la geografia qualsiasi tipo di pizza l’arrosto il pesce (soprattutto il tonno) i wurstel la salsiccia i tuberi la frutta le fragole la verdura la pasta la politica le cronoche bianche e rose ma soprattutto l’amore la gioia la serenità la felicità l’amicizia e la vita .

Leo 9 anni

sabato 11 maggio 2013

La bellezza c'è ancora


Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora.
(Liberamente tratto dal testo inviatomi ieri, giorno del funerale di Gabriele Francesco, da un lettore di Novara che ha chiesto di restare anonimo. C’è tanta bellezza anche in lui).
Massimo Gramellini, da La stampa

giovedì 25 aprile 2013

La Resistenza della Bellezza

  •  AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA E A TUTTI I CITTADINI DEL MONDO
Io sono Firenze!
Sono conosciuta in tutto il mondo per la mia bellezza. Adesso ho bisogno di voi. Sto rischiando di perdere il mio Maggio Musicale Fiorentino, il mio storico e glorioso teatro d'opera che insieme ai musei, ai palazzi, alle opere d'arte e alla mia storia mi fa sentire amata e protetta da milioni di persone. Firma questo mio grido di aiuto e spendi una parola per me. Grazie!

I am Florence. I am famous worldwide for my beauty. Now I need you. I am in danger of loosing one of my most precious gems. My Maggio Musicale Fiorentino, my historic Opera House that together with museums, palaces, works of art, and the greatest cultural patrimony makes me feel loved and appreciated by millions of people all around the world. Please Share my cry for help and lend me your voice.


http://www.thepetitionsite.com/328/899/674/salva-il-maggio-musicale-fiorentino-a-firenze-save-the-maggio-musicale-fiorentino-in-florence-italy/

In questi difficili giorni per il nostro straziato paese, sottotono e nell'indifferenza delle istituzioni, si decide la sorte del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il più antico festival musicale europeo, luogo d'arte e fonte inesauribile di Bellezza, che rischia la definitiva chiusura.
Molte sono state le proteste dei lavoratori e di chi ama il nostro mondo contro le leggi inique che hanno lo scopo di smantellare tutti i teatri lirici e le governance scellerate, inefficaci e incompetenti che hanno dilapidato il patrimonio di questo luogo sacro causando un deficit inaudito e inarrestabile.
 E' nato quindi un gruppo su facebook
 https://www.facebook.com/groups/457682924308643/
 che in pochi giorni ha raggiunto il numero di quasi 20.000 iscritti provenienti da tutte le parti del mondo e sono coloro che amano il Maggio e lo supportano con i loro appelli, ed infine una petizione che sta raccogliendo le firme di grandi nomi dello spettacolo e migliaia di persone sensibili protese alla difesa dell'Arte Musicale in Italia e del glorioso teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
W la Resistenza, difendiamo la Bellezza!







 P.S.
Il gruppo formatosi su facebook, senza alcuna motivazione, è stato rimosso due notti fa, evidentemente il numero degli iscritti ha spaventato qualcuno ma è stata riaperta una nuova pagina, se potete iscrivetevi anche voi. Grazie!
https://www.facebook.com/groups/457682924308643/

mercoledì 24 aprile 2013

La Resistenza e la sua luce

La Resistenza e la sua luce*
di Pier Paolo Pasolini

Così giunsi ai giorni della Resistenza 
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza 
di sole. Non poté mai sfiorire, 
neanche per un istante, neanche quando 
l'Europa tremò nella più morta vigilia. 
Fuggimmo con le masserizie su un carro 
da Casarsa a un villaggio perduto 
tra rogge e viti: ed era pura luce. 
Mio fratello partì, in un mattino muto 
di marzo, su un treno, clandestino, 
la pistola in un libro: ed era pura luce. 
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano 
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino 
del piano friulano: ed era pura luce. 
Nella soffitta del casolare mia madre 
guardava sempre perdutamente quei monti, 
già conscia del destino: ed era pura luce. 
Coi pochi contadini intorno 
vivevo una gloriosa vita di perseguitato 
dagli atroci editti: ed era pura luce. 
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato 
si riconobbe nuovo nella luce...
Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia. 
La luce è sempre uguale ad altra luce. 
Poi variò: da luce diventò incerta alba, 
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge..
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile...
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

* In: La Resistenza e la sua luce , da La religione del mio tempo, in Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993

Buon 25 aprile di resistenza a tutte/i

giovedì 17 gennaio 2013

L'albero della vita



Con la crisi economica mondiale, le catastrofi che si susseguono ininterrottamente mietendo, lungo il loro percorso, vittime innocenti, le continue guerriglie che attanagliano i paesi più poveri del nostro pianeta e la pace perennemente in bilico per un crescente sentimento di odio, diffidenza e paura che dilaga fra gli uomini, la bellezza è stata dimenticata o addirittura sembra sia sparita o distrutta per sempre.
L'uomo gravato dai problemi quotidiani non è più capace di accogliere dentro di sé lo spettacolo che tutti i giorni la natura ci offre e nemmeno di godere della bellezza dei tesori inestimabili creati proprio dall'uomo stesso.
Stamattina mi sono imbattuta in questa foto che voglio sottoporre alla vostra attenzione e che rappresenta il Pavimento Museale della Cattedrale di Otranto datato 1163 e mi sono incantata.
Esso rappresenta l'Albero della vita che, secondo la Cabala, è il sentiero di risalita attraverso cui l'intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo.
Lungo di esso gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione, lungo di esso sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
La bellezza di questa opera preziosissima merita di essere dettagliata per poterci totalmente immergere nella contemplazione di essa:


Imosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto, tra le opere d’arte più celebri del Salento, è stato realizzato tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Pantaleone facente parte dell’Abbazia di San Nicola di Casole a Otranto. La firma dell’autore è incisa nella parte inferiore dell’“opera” vicino all’ingresso principale della Cattedrale, più precisamente non all’interno della Chiesa ma all’esterno, subito dopo la soglia della porta. Un dettaglio che ancora oggi fa riflettere lasciando aperti dibattiti a proposito.
Realizzato con dei tasselli di calcare, il mosaico si estende per circa 16 metri e ricopre per intero il pavimento. Nella parte centrale raffigura un albero, con i rami del bene e del male, considerato fino a poco tempo fa, la rappresentazione dell’albero della vita. Le altre raffigurazioni – quasi globalmente – sono tratte, invece, dall’ antico testamento, sebbene alcuni elementi siano completamente fuori dal contesto.
Sull’altare maggiore è raffigurato Bisanzio, con un’ insieme di cerchi che racchiudono figure umane e animali.
La parte che riguarda il presbiterio, raffigura dapprima Adamo ed Eva mentre vengono cacciati dal paradiso terrestre e poi Re Artù che monta un caprone con in mano uno scettro curvo – totalmente in disuso in quel tempo.
Proseguendo troviamo il gatto di Losanna, con accanto Caino con in mano un bastone ed Abele quasi inginocchiato per il dolore inferto da Caino. Sulla parte superiore dell’albero, in corrispondenza della cupola vi è raffigurato il Demonio sotto forma di serpente, collocato tra Adamo ed Eva.
Scendendo più in giù troviamo la raffigurazione dei dodici mesi dell’anno, formati da dodici cerchi decorati come una cornice, con all’interno i dodici mesi dell’anno. Per ogni mese viene raffigurato un tema. Più in basso ci si imbatte nella raffigurazione del diluvio universale con la mano di Dio che impartisce ordini a Noè inginocchiato al suo cospetto, ed affianco la costruzione dell’Arca con la salita degli animali sulla stessa.
Subito dopo “si incontrano” degli umani che stringono tra le mani un ramoscello di ulivo, simbolo della fine del diluvio e il ritorno alla pace. La base del mosaico è rappresentata da un albero privo di radici, sorretto da due elefanti.
Dalla descrizione delle differenti raffigurazioni, piuttosto articolate e complesse, si può comprendere quanto il mosaico, tuttora, sia di difficile decifrazione Resta quasi avvolto in un mistero che contribuisce a renderlo ancora più affascinante agli occhi dei visitatori.

http://www.otrantonelsalento.it/mosaico-otranto/

giovedì 20 dicembre 2012

un momento, scusa

The frog was a prince, the prince was a brick, the brick was an egg, the egg was a bird.
mi alzo presto, esco presto, così arrivo al lavoro presto e altrettanto presto me ne vado. di solito, parcheggio nel piazzale poco dopo le sette e trentacinque, e così anche stamattina: entro nel piazzale, parcheggio nel solito posto dove lascio sempre l'auto, guardo l'orologio: sono le 07:36. a questo punto, di solito, spengo la radio, spengo il motore, esco dall'auto, la chiudo col telecomando. ma oggi no, perché venendo al lavoro stavo ascoltando i genesis, e supper's ready non era ancora finita. avreste avuto voi il coraggio di interrompere l'assolo di hammond di tony banks, nella sua apocalypse in 9/8? io no, son rimasto là ad aspettare che finissero, as sure as eggs is eggs, con quel finale largo che a me ricorda la moldava di smetana, quando il fiume entra a praga: mi dà la stessa sensazione di maestoso e placido compimento - per contrasto mi viene in mente il finale roboante di the musical box, ma questo è un altro discorso, mente mia, restatene qui con me.

son rimasto in auto ad ascoltare, per gli ultimi tre minuti, col mio solito volume esageratamente alto, durante i quali non è arrivato nessun altro: purtroppo o per fortuna? che reazioni avrei suscitato, se mi avessero domandato come mai mi stessi trattenendo in macchina, ritardando la timbratura? aspettavo che supper's ready finisse.

ah. eh. (al massimo)

tutt'al più qualcuno avrebbe sorriso.

ma non è arrivato nessuno, e mi son congratulato da solo, per il mio omaggio alla mia idea di bellezza, il minuscolo sacrificio. spengo, esco, chiudo. entro, passo il badge. 07:40.

(enjoy)