Blog di resistenza all'incedere del brutto


Per me la bellezza è Kurt Cobain che sfascia una Fender, è Mila Kunis che infila la lingua in gola a Natalie Portman, è una domenica mattina dannatamente post-alcolica. Cannibal Kid

Bellezza è un'umanità creata dallo scandito rincorrersi degli opposti, senza ripensamenti. La mia bellezza è libertà. Saharajoyce


continua...

venerdì 27 gennaio 2012

non solo shoah

stamattina a caterpillar AM chiedevano agli ascoltatori di indicare un libro o un film che per loro fosse stato maggiormente formativo nell'acquisizione della consapevolezza di ciò che è stata la shoah. io ho indicato, nel profilo facebook della trasmissione, la finestra di fronte, di ozpetek: inannzitutto perché quando sento parlare di shoah (o, con un termine più brutto e inappropriato, di olocausto), noto che noi italiani tendiamo a dimenticare che la nostra nazione, in uno dei suoi periodi più bui e scellerati, ha contribuito fattivamente allo sterminio degli ebrei, come se il fatto che non ci fossero italiani tra i militari nei campi di concentramento al di là delle alpi ci assolvesse dall'aver consegnato migliaia di innocenti nelle mani dei loro aguzzini.

e poi perché la scelta di davide veroli di avvertire quante più persone possibile dei rastrellamenti in corso, salvandole dalla deportazione, sacrificando così l'oggetto del suo innamoramento, io la trovo di una bellezza etica superiore. veroli sa che in questo modo la sua vita ne rimarrà per sempre segnata, con un marchio altrettanto indelebile di quello che i sopravvissuti dei lager portano tatuato sul braccio; ciononostante, non ha incertezze nell'anteporre l'interesse e la salvezza di molti al suo privato sentire.


bellezza è anche questo: saper riconoscere quali siano i sacrifici che meritano di esser fatti, saper scegliere chi merita di andare avanti senza porsi la domanda se sia più vantaggioso per noi stessi e saper fare una scelta anche se ci penalizza, in nome di un'etica, di un senso morale ben radicato.

si badi bene, però: nessuno legga in questo una generica apologia del sacrificio, dacché i sacrifici imposti dall'alto e senza motivazioni che io ritengo sufficienti non li ho mai graditi e, specialmente quando sono stati imposti da governi di ladroni e canaglie della più varia specie, che grazie ai miei sacrifici si sono arricchiti, li ho sempre  esecrati. sappiate distinguere tra l'ammirazione per chi sa fare un passo indietro per il bene dei più e la commiserazione per quelli che si rendono complici dei loro ricattatori: quelli diventano conniventi con coloro che cercano di strappare la bellezza dalle nostre vite, sostituendola con un senso malinteso del dovere che in realtà è solo rinuncia acritica all'esercizio dei diritti, fino i più elementari, e che porta alla creazione di attriti tra categorie che si vedono come antagoniste e invece hanno un unico comune nemico.


oggi è la giornata della memoria, oggi ricordiamo le vittime di un genocidio: facciamo questo piccolo gesto oggi per tenere viva tutto l'anno la memoria di una scelleratezza compiuta da uomini contro altri uomini. io vorrei che oggi facessimo anche un piccolo gesto di bellezza, qualcosa che ci faccia - anche per un momento solo - prendere le distanze da chi ci vuole condannare all'abbrutimento, qualcosa che testimoni la potenza della bellezza in contrapposizione alla meschinità del brutto e del volgare: dite una cosa carina a qualcuno a cui tenete, manifestate apprezzamento per cose che vi vengono donate senza secondi fini, chiamate qualcuno che non sentite da un po', abbracciate un amico.


perché è la bellezza che salverà il mondo (f. dostoevskij). non il mercato, non i dei ex machina de noantri, non i sacrificicheleuropacichiede, non il 21 dicembre 2012, ma la bellezza.


la bellezza.



mercoledì 25 gennaio 2012

Quando il vetro e il mare s'incontrano...

Amo molto il mare e, quando posso recarmici, riesco a dedicare tempi infiniti al raccogliere sulla battigia 'preziosi' vetrini (ovvero i residui di pezzi di vetro erosi dall'acqua salata) - che poi utilizzo nelle composizioni più disparate che mi passino per la mente.




La storia di oggi è quella d'una spiaggia seminascosta tra gli scogli che - a partire dagli anni '40 - i cittadini di Fort Bragg, in California, avevano cominciato a utilizzare, con estrema noncuranza, come discarica privata. Con il passare degli anni e l'accumularsi di rifiuti di ogni tipo, la caletta era stata soprannominata proprio "The Dumps", ovvero "La discarica".

Dal 1967 la North Coast Water Quality Board chiuse la spiaggia e cominciò a ripulirla. Il problema erano però le migliaia e migliaia di pezzetti di vetro, i quali - a quanto pare - si mostravano particolarmente difficili da raccogliere.






Per tale ragione, essi furono lasciati lì, e - sottraendo gli altri materiali - divennero l'unica presenza 'altra' (=non naturale) di quella spiaggia. Ma la continua erosione delle onde su quei frammenti li rimodellò, li pulì e li fece brillare - d'una luce così intensa che la spiaggia divenne scintillante.

Una bella lezione da parte della natura, che quasi sembra riprenderci - come una madre affettuosa di bambini un po' discoli - per farci capire che dobbiamo avere cura di lei come lei ce l'ha di noi, donandoci ancora cose così incantevoli proprio malgrado l'uomo l'avesse deturpata con i propri rifiuti.




Oggi la spiaggia - il cui nome è divenuto proprio Spiaggia del vetro (The Glass Beach) - è un'attrazione turistica controllata dal California State Park System, che sta tentando di trasformare il luogo in parco nazionale.
Noi facciamo il tifo perché ci riesca, vero? ;-)

domenica 22 gennaio 2012

dentro la musica

"Siamo alle solite," - direte voi - "ancora la Marisa con le sue chiacchiere sulla musica..."
No, amici miei, non voglio parlarvi di tecnicismi o di musicisti, voglio solo mostrarvi un video pubblicitario di una orchestra da camera  (dicasi orchestra da camera, un'orchestra formata da un numero ridotto di strumenti) la Zurig Chamber Orchestra,  il  brano registrato è tratto dalla sinfonia n.2 in do minore op.80 di Ferdinand Ries il cui padre è stato per poco tempo il maestro di Ludwig van Beethoven.
Come sentirete è comprensibile cadere nell'errore di attribuire il brano a quest'ultimo..
Lo spot in questione è originale e ammaliante, impossibile resistergli, sembra quasi di entrare dentro il pentagramma, dentro il corpo musicale perciò  lo voglio condividere  con voi sicura che vi darà la mia stessa emozione, anzi " Der Grosse Gefühle"
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sabato 14 gennaio 2012

Dialetto è bello

Nell'ultima serata dell'anno appena passato ho avuto la fortuna di vedere uno spettacolo teatrale della compagnia "Piccola Brigata" che fino a quella sera francamente non conoscevo. Tuttavia è attiva da molti anni ed è specializzata nel teatro dialettale aquilano. Mi dispiace di aver appreso tutto ciò tramite la tv (ho visto lo spettacolo sul canale locale del digitale terrestre) e internet ma del resto negli ultimi 3 anni qui non è facile andare a teatro considerando che quello (anzi quelli) veri e propri sono ancora nella cosiddetta fase di ricostruzione tranne il ridotto del comunale, da cui è appunto andato in scena lo spettacolo

Ve vojo raccondà
Quadretti di vita aquilana daju cinguanda a mo'

Ho riso di gusto. Ci ho riflettuto: a me il nostro dialetto non piace parlarlo però mi piace sentirlo parlare e a teatro diventa davvero spassoso. Ho dovuto ricorrere a una traduzione; un po' perché ormai certe parole non si usano più (il dialetto come tutte le altre lingue evolve) e un po' proprio per la mia scarsa considerazione verso questo idioma. Eppure ci voleva il teatro per farmi capire che il dialetto (piaccia o non piaccia) è importante, oso dire perfino vitale. Oggi tutti i nostri dialetti fanno fatica a resistere poiché, se è vero come è vero che abbiamo un alto livello di analfabetismo soprattutto in alcune aree in cui nessuno sa l'italiano; tendiamo comunque a parlare uno "slang" che mischia l'italiano stentato all'inglese maccheronico. Dovremmo trovare un compromesso: non vi pare?

Abbiamo una diversità di dialetti impressionante. Io ricordo qualche anno fa che due miei compagni di classe non riuscivano a intendersi l'un l'altro quando parlavano in dialetto: eppure erano di due paesi distanti nemmeno 2 km! Qualche legislatore non molto tempo fa lanciò l'idea o sarebbe meglio dire lo slogan "insegniamo il dialetto nelle scuole" ovviamente solo quello del varesotto e del triveneto (anche a Barcellona e Porto Torres!). Non penso che ci sia bisogno di fare corsi di dialetto, credo solo che tutti dovremmo essere consapevoli del valore storico e culturale dei dialetti. Lasciamo che il linguaggio che caratterizza ogni paese si evolva ma non calpestiamolo solo per dare una parvenza di saper parlare forbito.

mercoledì 4 gennaio 2012

Il mio Coro


Oggi vorrei parlarvi del mio coro.
Dovete sapete che faccio parte di uno dei complessi corali lirici fra i più importanti d'Italia anche se oggettivamente sento di affermare che la fama dell'istituzione a cui appartengo è nota in tutto il mondo,
Sono oramai 27 anni che ci lavoro e decisamente devo riconoscere di essere una privilegiata, in primo luogo perché ho scelto un lavoro che amo e mi gratifica ogni giorno e perché mi permette di girare il mondo contribuendo persino, assieme ai miei colleghi, a scrivere pagine di storia nei luoghi dove mi sono recata.
Vi faccio l'esempio di quando abbiamo portato nei luoghi d'origine l'opera di Giacomo Puccini “Turandot” e l'abbiamo eseguita nella Città Proibita di Pechino, la famosa reggia imperiale che in quella occasione aveva aperto le sue porte, per la prima volta nella sua storia di millenni, ad uno spettacolo musicale, spettacolo che fu ripreso in mondovisione dalla rai.
Non posso spiegare l'emozione che ho provato nell'eseguire il nostro capolavoro pucciniano sotto la pregiata direzione del famoso regista cinese Zhang Yimòu ma in quella occasione come in tutte le occasioni che sono seguite il sentimento che ha prevalso è la percezione di essere parte integrante di una entità unica che respira all'unisono ed è il frutto di un lavoro certosino che tende alla perfezione.
Fare musica ed in particolar modo la “musica classica”, termine troppo generico ed ampio perché contiene al suo interno una serie di stili sconosciuti ai profani, parlo di musica sinfonica, operistica, liederistica, barocca, contemporanea (che non è musica leggera), concertistica, polifonica, elettronica ecc. dà una emozione così profonda tale da toccare le corde più intense del nostro sentire e ha la capacità di estraniare dalla realtà.
E vi assicuro, amici miei, che in tempi come questi è di gran conforto.
Ogni spettacolo è il risultato di una serie numerosissima di prove variegate che comincia con lo studio prettamente tecnico delle note da decifrare, poi da assimilare e da smussare per eliminare qualsiasi errore.
Quindi si passa alle varie prove con l'orchestra per cercare un'altra fusione ed infine il prodotto confezionato rigorosamente dal vivo viene offerto al pubblico giudizio.

Oggi in Italia non solo si fa ben poco per l'arte e la cultura del nostro paese ma il dilagare di una gretta mentalità commerciale finalizzata unicamente ad un mero ricavo economico, cito la frase di Tremonti: “con la cultura non si mangia”, sta uccidendo le più importanti fondazioni lirico sinfoniche che sono state portate a profondi deficit da incaute direzioni succedutesi tra loro più per affiliazioni politiche che per meriti specifici e chi come me fa musica sente il suo futuro minacciato così come è minacciato il futuro della mia bella Italia che è la nazione che detiene il maggior patrimonio culturale del mondo.
Ecco, adesso voglio farvi ascoltare la parte finale della sinfonia n.2 “Resurrezione” di Gustav Mahler, eseguita dal Maggio Musicale Fiorentino sotto la raffinata direzione del M°Seiji Ozawa.
Il video è stato da me confezionato, ci sono le foto di Pechino, perdonate perciò le imperfezioni tecniche.
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